Il sobrio ma anche frainteso benvenuto di Mattarella all’anno nuovo

            Il 2018 non aveva ancora appoggiato il cappotto sul primo divano libero di casa nostra, portato dai botti di Capodanno, e già si era aperta la gara a chi la sparava più grossa commentando i sobri dieci minuti e cinque secondi impiegati al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per accomiatarci tutti insieme dal 2017. Che, nonostante tutto, ci ha pur lasciato i segni di una ripresa economica e ha spinto i diciottenni sulla strada non delle trincee di una guerra, come cento anni fa, ma di un altro turno di libere elezioni politiche: quelle appena fissate per il 4 marzo prossimo.

            Delle parole di Mattarella sono particolarmente piaciute al suo vice, che di fatto è il presidente del Senato Pietro Grasso, peraltro siciliano come lui, quelle che hanno esortato tutti, compresi naturalmente i politici, a non cadere nella trappola di “un eterno presente”, che “ignora il passato e oscura l’avvenire”, ha insistito nel suo commento la seconda carica dello Stato.

            Eppure sul piano politico se c’è uno che ha mostrato, volente o nolente, di cadere in questa trappola è proprio Grasso. Che sull’onda di un presente fatto di polemiche, di risentimenti, di rese di conti e quant’altro è sbottato contro il partito che pure lo aveva portato in liste rigorosamente bloccate al Senato per insediarlo anche al vertice. E si è unito a scoppio ritardato alla sua scissione, accettando con groppo alla gola impietosamente imitato da Maurizio Crozza  la guida dei “liberi e uguali”. Il cui primo obiettivo, al netto di  tutte le cortine fumogene dei programmi enfaticamente annunciati o promessi per recuperare astensionisti e simili,  è quello di fargliela pagare cara a un Pd rivelatosi incapace di liberarsi del segretario Matteo Renzi.

           Il problema pertanto è  di togliere o precludere all’ex partito di Grasso  nelle urne fra due mesi il maggior numero possibile di voti, comunque quanto basta per farlo sorpassare dai grillini o coronare il sogno di rivincita di Silvio Berlusconi:  sì, proprio lui, l’ex presidente del Consiglio che con una votazione innovativamente palese consentita dallo stesso Grasso, e con l’applicazione retroattiva di una legge contestata a livello europeo, e non solo davanti alla Corte Costituzionale italiana, fu fatto decadere con ignominia dal Senato nell’autunno del 2013.

              

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