Napolitano al Senato come un pm, ma garantista

Costretto dagli inconvenienti dei suoi 92 anni compiuti a fine giugno a parlare standosene seduto nell’aula del Senato, e affiancato dal vispo ex compagno di partito Ugo Sposetti, che con i suoi 70 anni compiuti a gennaio potrebbe essergli figlio, il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano ha parlato sulla nuova legge elettorale, e sui cinque voti di fiducia che l’hanno blindata nel testo trasmesso dalla Camera, come un pubblico ministero. Che è un ruolo un po’ curioso per lui, distintosi nei lunghi nove anni trascorsi al Quirinale per avere voluto difendere con una certa durezza le sue prerogative presidenziali dalle invadenze della Procura della Repubblica di Napoli, nel procedimento penale sulla cosiddetta e presunta trattativa fra lo Stato e la mafia stragista di 25 anni fa. Egli ricorse con successo alla Corte Costituzionale per ottenere la distruzione delle  “incidentali” intercettazioni delle sue telefonate con l’indagato e poi imputato Nicola Mancino.

“Re Giorgio”, come affettuosamente più che criticamente veniva chiamato Napolitano già quando era al Quirinale, dopo che in gioventù nel suo Pci lo avevano scherzosamente chiamato “principe” per la straordinaria somiglianza fisica con Umberto di Savoia, ha assunto e svolto le funzioni della pubblica accusa contro modalità, e anche contenuti, della nuova legge elettorale a nome e per conto del carattere parlamentare della nostra Repubblica. Che sarebbe stato violato dalla strozzatura del dibattito imposto anche al Senato, come alla Camera, col ricorso per giunta plurimo alla fiducia, peraltro posta dal governo -ha detto Napolitano-  dopo “pressioni improprie” sul presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Sulla paternità delle “pressioni”  Napolitano è stato un po’ reticente. A torto o a ragione, chi lo ascoltava ha subito pensato  tuttavia al segretario del Pd Matteo Renzi, anche se a chiedere l’intervento governativo è stato alla Camera  il capogruppo del Pd Ettore Rosato, il cui nome latinizzato è stato assegnato mediaticamente alla nuova legge elettorale per esserne stato lui il primo proponente. Al Senato invece si è mosso il capogruppo Luigi Zanda.

Potevate almeno ridurre le questioni di fiducia, ha detto Napolitano rivolgendosi alla povera ministra dei rapporti col Parlamento, Anna Finocchiaro, anche lei ex compagna di partito, che gli sedeva di fronte.

Il presidente emerito – cui la nuova legge non piace soprattutto per l’illusione che continuerebbe a dare agli elettori di votare, con quel nome del capo del partito accompagnato al simbolo sulla scheda elettorale, anche per il candidato alla guida del governo, nominato invece dal capo dello Stato-  è stato tuttavia nella sua inedita posizione di pubblico ministero un garantista.

Alla fine il bravo Napolitano, spiazzando quanti dai banchi di opposizione al governo speravano in chissà quale suo aiuto, ha chiesto alla Corte parlamentare l’assoluzione dei suoi imputati: legge e governo. Del conte Gentiloni, anzi, si è soffermato a tessere le lodi, in aula e pure fuori, riconoscendogli il merito di rappresentare come meglio non potrebbe la posizione e gli interessi dell’Italia sul piano europeo e internazionale.

Come la Parigi di Enrico IV di Borbone, 500 anni fa, anche la stabilità del governo in questi marosi interni e internazionali, e in questa “nevrotica” fine della legislatura, val bene le messe costituite dai cinque voti di fiducia imposti al Senato e dall’approvazione della legge con cui potere rinnovare le Camere fra qualche mese. E senza andare alle urne -ricordiamolo- con le due diverse leggi confezionate con le forbici, senza neppure l’ago e il filo, dalla sartoria della Corte Costituzionale.

“Ora occorre guardare avanti”, ha detto ad un certo punto il presidente emerito, come dall’estate va dicendo anche il segretario del Pd reclamizzando il suo libro, con la a maiuscola  dell’Avanti, e senza l’esclamativo finale della vecchia testata del socialismo italiano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: