Funerali e feste in Italia per i risultati delle elezioni in Austria

Come nel “Paese dei campanelli” immaginato nel 1923 da Carlo Lombardo con una fortunata operetta in tre atti, sia pure ispirata a ben altri e più divertenti vicende di coppie incrociate, è subito scattato in una certa intellettualità italiana impegnata a sinistra l’allarme per i risultati elettorali in Austria. “Un campanello d’allarme per l’Italia”, ha scritto appunto Massimo Giannini su Repubblica. E di converso, a destra, si sono accesi i fuochi dell’entusiamo perché a Vienna -hanno titolato quelli di Libero- “hanno vinto i cloni di Berlusconi e Salvini”, che pertanto potrebbero mettersi i campanelli ai piedi per attraversare festosamente la penisola e attrarre elettori.

Il clone austriaco di Berlusconi sarebbe il nipote- stando all’età- Sebastian Kulz, della famiglia  “popolare” europea, che col 31,6 per cento dei voti ha prenotato la cancelleria grazie all’alleanza scontata con Heinz Christian Strache, che col suo partito ancora più a destra ha raccolto il 25,9 per cento.

Peccato, per loro, che Berlusconi e Salvini queste percentuali possono solo sognarle. Un sondaggio Demos ha appena attribuito al partito berlusconiano il 14,2 per cento e a quello di Salvini  il 14,6. Che fanno insieme, sommati, il 28,8 per centro, contro il 57,5 dei loro “cloni” austriaci. Ma -obietterà qualcuno- in Italia ci sono anche i “fratelli” di Giorgia Meloni. Sì, è vero. Ci sono anche loro, a destra, che fanno continuamente la spola fra berlusconiani e leghisti , prendendosela ora con gli uni e ora con gli altri, secondo i temi e i giorni, ma non vanno oltre il 5 per cento, sempre nei sondaggi, per quanto la giovane sorella d’Italia goda di grande attenzione e ospitalità mediatica, frequentando più salotti televisivi che piazze.

Il 28,8 per cento dei berlusco-leghisti più il 5 per cento dei loro “fratelli” d’Italia fanno solo il 30,8 per cento. Che, per quanto superiore al 27,6 accreditato ai grillini e al 26,3 del Pd guidato da Matteo Renzi, pur dopo la scissione dei vari Bersani e D’Alema, è ben lontano dal risultato dei “cloni” austriaci e da quella che, proprio per i numeri, si può ben considerare e definire una loro vittoria.

Cerchino quindi un po’ tutti, a sinistra e a destra, di darsi una calmata al di qua delle Alpi e di dismettere i panni sia del funerale sia della festa.

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