Non il Vangelo, ma le elezioni secondo Matteo

         Matteo Renzi, d’accordo, non piace più come prima, se è davvero piaciuto e non è stato invece scambiato per qualcun altro: per esempio, per un anticipatore di Emmanuel Macron, con moglie fortunatamente giovane. O per un vendicatore, per quanto inconsapevole, di Bettino Craxi. Com’è capitato anche a me di credere per un certo tempo, vedendo come fosse capace di far piangere e disperare la sinistra arcaica, anche se con lo scomparso segretario socialista il toscano rifiutava sdegnosamente qualsiasi paragone, facendo non male ma malissimo. E lasciandosi alla fine sorpassare e spiazzare addirittura da Michele Emiliano, il governatore pugliese che nelle primarie comgressuali del Pd, accettando l’appoggio di Bobo Craxi, riconobbe che la necessità che la sinistra riconoscesse di avere qualche debito verso il padre, anche a costo di far saltare sulla sedia il Travaglio di turno.

         Matteo Renzi, sempre lui, non ha più l’aria -forse per fortuna della democrazia italiana- dell’uomo imbattibile, al quale convenisse dunque rassegnarsi, riconoscendo -come disse una volta la ormai ex dalemiana Anna Finocchiaro- che con lui “tutto è ora finalmente possibile”, o quanto meno appariva.

         Matteo Renzi, ancora lui, si fa forse ancora troppe illusioni sulla capacità, oltre che opportunità di tornare anche a Palazzo Chigi, non bastandogli il Nazareno, inteso come segreteria del Pd. E se si fa ancora questa illusione, è bene che qualche amico lo aiuti a ragionare e gli consigli qualche lettura. Penso naturalmente ad Eugenio Scalfari, che sembra ormai alternare al telefono Papa Francesco e Renzi figlio, non papà, ovviamente.

         Matteo Renzi, infine, può avere tanti altri difetti ancora, persino la cattiveria di cui d’altronde lui stesso si compiacque imprudentemente in un faccia a faccia televisivo con Minoli, ma qualche volta gli potrà pure capitare di dirla giusta. Di azzeccarla, avrebbe detto la buonanima di Giulio Andreotti.

         Ecco, penso che il giovanotto l’abbia appena azzeccata commentando i risultati dei ballottaggi, risoltisi a favore del cosiddetto centrodestra, con questo monito ai suoi compagni di partito nostalgici dell’Ulivo, dell’Unione e di altro ancora: “Si conferma la tesi che i migliori amici del Berlusca siano quelli che invocano una coalizione con tutti dentro”. Una coalizione, cioè, di sinistra, o di centrosinistra, come altri preferiscono chiamarla non si sa se più in buona o malafede.

         Costoro, peraltro, sono amici del Berlusca, come dice il segretario del Pd, tanto per non ripeterne il nome, anche nel senso che potranno permettergli dopo le prossime elezioni politiche di alzare un muro contro lo scomodo alleato Matteo Salvini, come Trump col Messico, e offrire un salvagente indovinate a chi? Ma a Renzi, naturalmente. Di cui, ahimè. ho dovuto tornare a fare il nome.

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