Assordante e livoroso il silenzio di Grillo su Stefano Rodotà

         Neppure la decisione della sindaca pentastellata di Roma Virginia Raggi, del vice presidente della Camera Luigi Di Maio e di Alessandro Di Battista, un deputato fra i più noti del movimento delle 5 stelle, di presentarsi domenica alla camera ardente di Stefano Rodotà ha indotto Beppe Grillo ad accorgersi del lutto.

         La notizia della morte del giurista, i cui funerali civili si sono infine svolti nell’Università romana dove aveva insegnato per tanti anni, ha continuato ad essere ignorata, cioè censurata politicamente, sul blog personale di Grlllo e su quello del movimento. Dove invece il “garante” si è vantato, a dispetto dei risultati delle elezioni amministrative, che “ogni maledetta domenica si continua a crescere”, che “da qui al governo è questione di pochi metri”. Il problema più urgente del paese resta per i grillini il conto alla rovescia dei giorni che mancano alla maturazione del diritto alla pensione privilegiata dei parlamentari di prima nomina, senza che nessuno con qualche legge non lo interrompa sopprimendo vitalizi e quant’altro. Mentre scrivo, mancano a questa esiziale scadenza, come avverte il cronometro giallo del sito di Grillo, 80 giorni, 10 ore, 57 minuti e 52 secondi.

         Col suo ostinato e livoroso silenzio sulla scomparsa, e ora anche sulla sepoltura, del giurista che pure fu quattro anni fa il suo candidato al Quirinale, Grillo ha voluto trattare pure da morto il povero Rodotà come lo trattò da vivo per punirlo delle critiche che si era permesso di formulare al movimento per la sua gestione non democratica e per le sue troppe contraddizioni programmatiche. Ha continuato cioè a trattarlo -disse- come “un ottuagenario miracolato dalla rete, sbrinato di fresco dal mausoleo”, dove adesso evidentemente è tornato davvero per rimanervi per sempre, senza il pericolo di fare risentire la sua voce o di mandare un corsivo al Manifesto.

         Quando Grillo liquidò con quelle parole il suo ex candidato al Quirinale il povero Rodotà era già affetto del tumore di cui poi è morto, come si è appreso da una intervista di Giorgio Napolitano sulle confidenze appena fattegli, nella camera ardente a Montecitorio, dalla vedova. Mi riesce francamente difficile immaginare che Grillo non ne fosse a conoscenza. Ma anche se non lo avesse saputo, il trattamento riservato dal comico genovese al povero Rodotà da capo, garante e quant’altro del movimento delle cinque stelle rimane riprovevole, a dir poco. E non dico di più per rispetto non di Grillo, ma dei lettori.

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