Più che il nome -Gianmarco Mazzi, proveniente più da Sanremo che da altro, tanto da far chiamare già “Discasterio”, qualcosa in più di una discoteca, il Ministero del Turismo assegnatogli dal presidente della Repubblica, con tanto di giuramento al Quirinale, su proposta della premier-conta il fatto che Giorgia Meloni abbia voluto sciogliere rapidamente il nodo della sostituzione di Daniela Santanchè. Che si considera al Senato, di cui continua a fare parte, la capra espiatoria, più che la pitonessa, della sconfitta referendaria del sì alla riforma costituzionale della magistratura. Con la quale peraltro la ex ministra ha dei conti da regolare, diciamo così, per le sue vicende imprenditoriali, sfortunate per quanto nominalmente “visibilia”.
Niente rimpasto, quindi, inteso come scomposizione e ricomposizione del governo con più movimenti, e niente elezioni anticipate, per quanto l’opposizione mediatica contini ad attribuire alla premier almeno la tentazione. Nella quale l’interessata non cade non foss’altro perché sa che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non le concederebbe lo scioglimento delle Camere prima della loro scadenza ordinaria in una situazione peraltro di precarietà, a dir poco, derivante anche all’Italia dalle guerre che in fondo la coinvolgano, al pari di altri paesi che non vi partecipano ma ne subiscono comunque gli effetti economici. Una situazione talmente avvertita anche a Palazzo Chigi, e non solo al Quirinale, che la premier è volata nel Golfo, incorrendo nella mezza incoronazione di Meloni, o semplicemente di “Giorgia d’Arabia”.
La missione pasquale della premier italiana si traduce sul piano politico in una solidarietà ai paesi del Golfo, appunto, attaccati dall’Iran non ancora ridotto alla “età della pietra” minacciata o propostasi alla Casa Bianca, almeno nelle ore pari del giorno, dal presidente Donald Trump. Che continua lo stesso ad aspettarsi il premio Nobel della pace. Sul piano economico la missione della premier italiana si traduce in un lavoro di sicurezza per gli approvvigionamenti energetici.
Il governo insomma continua a fare il suo mestiere, non di semplice galleggiamento, pur tra svolazzi di civetti e di corvi, o fra incursioni di sciacalli tra piazze e aule parlamentari.
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