Il bastone di mortadella di Prodi sulla Schlein e su Conte

       Al netto del sarcasmo di Libero, che lo ha armato in prima pagine di un  grosso bastone di mortadella, Romano Prodi è ancora una volta sbottato contro il Pd, la cui segretaria Elly Schlein non ne ascolta i consigli pur essendo stata una prodiana da ragazza, o quasi, e contro Giuseppe Conte che le contende la leadership della cosiddetta alternativa al centrodestra. Come lo fu a suo tempo lo stesso Prodi, ai tempi di Silvio Berlusconi, quando lo incoronò in un cinema romano un allora potente Massimo D’Alema, pur pentendosene quando lo vide alla guida del governo, nel 1996, affiancato dal compagno di partito -si fa per dire- Walter Veltroni. “Due flaccidi imbroglioni”, gli attribuirono i soliti retroscenisti, a proposito di loro, fra smentite non sopravvissute, diciamo così, alle cronache.

       Prodi ha avvertito l’una e l’altro- la Schlein e il Conte pur reduce, o forse proprio perché reduce da un pranzo di lavoro con un amico di Donald Trump forse più importante dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, che la vittoria del no referendario alla riforma costituzionale della magistratura non basta, e neppure avanza naturalmente, per prenotare la vittoria di quel no anche nelle elezioni politiche dell’anno prossimo.

 C’è molta strada da fare su quella strada, ha avvertito l’ex premier, che non ha smesso di pensare, dopo il referendum, che ad un’alternativa occorra un programma comune. Possibilmente -mi permetto di suggerire- meno lungo e più vincolante di quelli che predisponeva lui e producevano governi -i suoi appunto- di breve durata. Persino rovinosa per la sopravvivenza delle Camere, sciolte anticipatamente nel 2008 due anni dopo la loro elezione, per la crisi di un governo di Prodi, appunto, il secondo, al quale non fu possibile rimediare, come nel primo una decina d’anni prima, con esperimenti diversi: dello stesso D’Alema e poi da Giuliano Amato, affrancato dai suoi vecchi rapporti dell’ormai defunto Bettino Craxi.

       Il bastone, pur di mortadella mediatica, di Prodi lascerà probabilmente il segno sulla segretaria del Pd e sul suo concorrente alla guida della sempre improbabile alternativa, almeno agli occhi del professore emiliano.

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑