Il senatore Luca Ciriani, 59 anni, friulano, dovrebbe occuparsi prima o dopo nel suo ruolo di ministro per i rapporti col Parlamento, appena affiancato come sottosegretario dall’ex capogruppo di Forza Italia alla Camera Paolo Barelli, del percorso delle leggi sulla giustizia di cui proprio il partito di Barelli ha sollecitato l’approvazione. Sull’argomento, senza condividere gli aggettivi “comprensibile e superflua” usati dal Guardasigilli e collega di partito Carlo Nordio, è stato cauto e assai generico parlandone anche lui al Corriere della Sera, come il titolare del dicastero di via Arenula.
“Il referendum” che ha bocciato la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri e altro ancora, “è stata un’occasione persa per riformare un sistema che ha diverse problematiche”, ha detto Ciriani. ”Ma sulla giustizia è giusto intervenire sui nodi come la lunghezza dei processi, gli organici, le pene. Lo faremo confrontandoci con Consiglio superiore della magistratura, associazione nazionale dei magistrati, sperando in un clima più sereno”, ha aggiunto quasi laconicamente profittando della discrezione dell’intervistatrice Paola De Caro. Che non gli aveva ancora sollevato il problema posto dai forzisti di tendenza Marina, diciamo così, di cercare consensi più larghi.
Il tema tuttavia è comparso alla fine all’intervista con una domanda sulla possibilità che “il quadro cambi magari in Forza Italia con la discesa in campo di uno dei figli di Berlusconi”. “Non ho idea -ha risposto il ministro di stretta osservanza meloniana- di cosa vogliano fare loro, ma so che il padre creò il centrodestra e noi di fratelli d’Italia saremo sempre fedeli a quella formula e sempre alternativi alla sinistra, qualunque siano le scelte altrui”. Parole di Ciriani ma, penso, idee e direttive della premier dietro il silenzio ufficiale seguito all’iniziativa epistolare dei nuovi capigruppo parlamentari forzisti.