Il presidente americano scampato per fortuna al martirio che non merita

       Meno male. Il presidente americano Donald Trump è scampato ad un altro attentato, anche se il mancato assassino – uno svitato che si è definito nelle sue aspirazioni “gentile”, ”amichevole” e quant’altro- ha assicurato dopo la cattura in un albergo di Washington, dove già un altro presidente americano, Ronald Reagan, rischiò la vita, di non avere avuto come suo obbiettivo l’inquilino della Casa Bianca. Da anticristiano come si vanta di essere, lo sciagurato aveva evidentemente preso di mira qualcuno dello staff di Trump meno compromesso col suo recente scontro contro il Papa, americano pure lui.

       Thomas Allen si chiama l’attentatore armato e atterrato dalle squadre di sicurezza di Trump. Trentunenne, originario della California, laureato in ingegneria meccanica (non credo del cervello), insegnante di sfortunatissimi alunni fortunati però nell’averlo ormai perduto, è un altro di una lista che comincia ad essere troppo lunga, e persino sospetta, di attentatori del presidente americano.  Che sembra cominci a capire di essere davvero in pericolo. Questa volta non si è vantato di essere protetto da Dio e ha indossato i panni buoni del presidente che invita dissidenti e quanti, malati o sani o semi sani di mente, di non praticare la violenza, di darsi una calmata insomma.

       La cosa più spiacevole e ingiusta, diciamo pure odiosa, che possa capitare a chi dissente dalle decisioni, dalle guerre e dalle tregue traballanti che egli produce, dei travestimenti cui ricorre per dileggiare lo sventurato di turno, è di vedere ucciso il presidente americano durante il suo mandato in circostanze tali da fargli guadagnare quello che non merita: l’aureola del martirio.

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