“Superflua” ha dunque definito il ministro della Giustizia Carlo Nordio, parlandone a caldo al Corriere della Sera, la pur “comprensibile” lettera che gli hanno mandato i nuovi capigruppo parlamentari di Forza Italia di “sollecitazione” -ha detto- alla ripresa del dialogo con le opposizioni e le categorie interessate alla riforma della giustizia. Che, una volta bocciata col referendum la parte riguardante la magistratura, rimasta a carriera unica, differenziata solo nelle funzioni inquirenti e giudicanti, deve proseguire con interventi ordinari. Alcuni dei quali sono già all’esame delle Camere, a cominciare da quello sulla prescrizione.
“Superflua”, ripeto, è una parola di spirito critico come la sollecitazione, usata dall’intervistatrice del Corriere della Sera per definire la lettera spedita al Guardasigilli. Che, com’era facile prevedere, non deve averla gradita molto. Chissà se non se n’è anche doluto con la premier Giorgia Meloni, della quale ha tenuto a ricordare pur non esplicitamente di avere avuto conferma di fiducia e altro dopo la sconfitta referendaria della separazione delle carriere dei magistrati, del doppio Consiglio Superiore e dell’Alta Corte disciplinare.
“Il successo non è mai definitivo e il fallimento non è mai fatale”, ha detto il ministro avvertendo le opposizioni che “le elezioni non si vincono con i no” e ricordando anche l’assunzione immediata della responsabilità presasi per la sconfitta referendaria “con tutte le possibili conseguenze”, pronto quindi anche alle dimissioni se la premier le avesse considerate “nell’interesse del governo”. “Invece sono ancora qui e rimarrò se Dio vorrà”, oltre che la Meloni, ”sino alla fine della legislatura”, ha puntualizzato Nordio. A buon intenditor poche parole, come dice un vecchio proverbio.
Nella sua reazione quanto meno infastidita all’iniziativa dei capigruppo parlamentari di Forza Italia eletti nella cornice di una svolta attribuita generalmente ai figli di Silvio Berlusconi e dintorni, vecchi e nuovi, il ministro ha tenuto ad elencare tutti gli incontri di lavoro già avuti e quelli programmati dopo “una settimana di riposo” seguita a “due mesi di campagna referendaria con oltre un centinaio di interventi dal Piemonte alla Sicilia”.
Nell’assicurare che “ora andiamo avanti”, su cui il Corriere della Sera ha titolato l’intervista, il ministro ha reagito duramente anche alle nuove polemiche subite sul tema da lui sollevato delle “modiche quantità” anche della corruzione, come della droga, da considerare in indagini e processi. “Difficile parlarne con chi non conosce il diritto”, ha risposto Nordio ai suoi critici, soprattutto quelli che di diritto dovrebbero saperne di più come i magistrati ancora in carriera. Fra i quali si è subito distinto ieri sera per sarcasmo e altro nel salotto televisivo delle “altre parole” di Massimo Granellini, su la 7, il capo della Procura di Napoli Nicola Gratteri. Peraltro inorgoglito di sei milioni di voti che ritiene di avere personalmente procurato alla vittoria referendaria del no il mese scorso.
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