Si chiama pirandellianamente, diciamo così, Graciela la massaggiatrice uruguayana che ha fatto perdere la testa a quelli del Fatto Quotidiano, a cominciare dal direttore Marco Travaglio, raccontando per ore, non credo gratis, di una Nicole Minetti appena graziata in Italia dal presidente della Repubblica come mamma, sia pure adottiva, di un bambino ammalato ma ancora dedita nel paese sudamericano a feste peggiori anche di quelle che organizzava a suo tempo per Silvio Berliusconi. Che le avevano procurato una condanna per favoreggiamento della prostituzione. Ne seguì un’altra per peculato come consigliera regionale della Lombardia.
Si chiama Graciela, ripeto. E di cognome Mabel de los Santos, ancora più pirandellianamente: E se ne propone sul Fatto, in prima pagina, un profilo fotografico. Ma il casino, diciamo così, provocato in Italia con i suoi racconti, sino a “spaventare” -parola di Travaglio- il Capo dello Stato facendogli chiedere un supplemento di indagine della magistratura milanese favorevole alla grazia, deve avere spaventato anche lei. Della quale un notaio ha raccolto in Urugay una smentita, o ritrattazione, come volete, che l’ambasciata italiana del paese sudamericano ha trasmesso per farla pervenire anche alla magistratura ambrosiana.
Un guaio, un infortunio, un imprevisto, direi, per Travaglio e amici, che hanno reagito alla loro maniera, continuando o riprendendo la loro campagna contro la grazia tossica, e ingiusta, secondo loro concessa e confermata da Mattarella. Una campagna tuttavia ancora più tossica, finalizzata alla lotta politica alla quale Il Fatto quotidiano partecipa, anzi conduce. Esso rimprovera praticamente a Mattarella e alla magistratura di fidarsi del vino ottimo certificato dal loro oste, ma di oste il giornale di Travaglio ha perso il suo. Ma non per questo diventerà astemio, credo.
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