In attesa di quello che si sogna o si teme, secondo i casi, a livello nazionale l’anno prossimo, quando si voterà per il rinnovo delle Camere, è arrivato il pareggio nei ballottaggi comunali svoltisi fra domenica e lunedì. Dei sei maggiori Comuni, capoluoghi di provincia, in cui si è votato dopo il primo turno di quindici giorni fa, tre sono andati al centrodestra e tre al centrosinistra. Tutti hanno cantato vittoria, naturalmente, per una “corrida” -ha scritto Antonio Polito sul Corriere della Sera- in uno “stadio sempre più vuoto”, essendo ulteriormente calata l’affluenza alle urne, per quanto fosse lecito pensare ad un maggiore interesse all’assegnazione mancata della carica di sindaco due settimane prima. Ma i ballottaggi in Italia producono più indifferenza, a dir poco, che interesse, tanto che si è anche cercato di abolirli.
Il centrodestra della Meloni si è accontentato dello sfondamento mancato al campo opposto. Dove tuttavia si è esultato per il 70 per cento e più conseguito nell’elezione del sindaco di centrosinistra ad Agrigento.
Chiara Gribaudo sull’Unità di Piero Sansonetti ha intestato personalmente alla segretaria del Pd Elly Schlein il successone siciliano cogliendo l’occasione per chiedere conto, diciamo così, a Paolo Mieli del consiglio recentemente dato alla signora, o signorina, del Nazareno di rinunciare alla candidatura troppo pericolante e contrastata a Palazzo Chigi. Che è minacciata da Giuseppe Conte, convinto dell’aiuto che potrebbe derivargli dalle candidature di centro già annunciate e destinate a togliere voti nelle primarie più alla Schlein che a lui. E forse non a torto, anche se muore dalla voglia di darglielo Beppe Grillo dalla torre del rancore in cui si è chiuso dopo avere perso il controllo del movimento pentastellato, o pentastellare.
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