La politica sommersa dagli ossimori, anche per la grazia disgraziata alla Minetti

       Da un ossimoro all’altro, per fortuna non solo in Italia, visto quell’”assassino gentile” datosi negli Stati Uniti dal mancato assassino del presidente americano Donald Trump, o di altri del suo staff e dintorni entrati nel suo mirino “amichevole”, sempre secondo lo svitato ingegnere meccanico californiano destinato ora per un bel po’ di tempo a qualche officina carceraria.

       In Italia l’ultimo ossimoro prodotto dalle cronache politiche è la grazia sfortunata, diciamo pure disgraziata, concessa dal presidente della Repubblica all’ex igienista dentale e altro di Silvio Berlusconi, Nicole Minetti, a rischio di revoca per sospette falsità sfuggite ai magistrati, interni ed esterni al Ministero della Giustizia che avevano istruito la pratica firmata dal Capo dello Stato. Il quale, di fronte a fatti emersi a mezzo stampa sul bambino adottato per le cui cure la Minetti aveva chiesto la grazia, appunto, dai servizi sociali ai quali era stata condannata per i bunga bunga di memoria berlusconiana, ha chiesto pubblicamente per competenza al Guardasigilli “l’urgente cortesia” di ulteriori accertamenti e chiarimenti.

       A questo punto, però, per logica politica prontamente rivendicata nel salotto televisivo di Lilli Gruber e dintorni, oltre o più ancora della grazia indesiderata alla Minetti rischia di rotolare sotto la ghigliottina delle opposizioni la testa del ministro Nordio. Che, salvatosi con la fiducia confermatagli dalla premier, e sotto sotto anche da un silenzioso Mattarella, dalla cocente sconfitta referendaria della riforma costituzionale della magistratura, potrebbe doversi dimettere per la Minetti.

       Non è serio, ha praticamente scritto sul Foglio Salvatore Merlo prendendosela con la ostentata rapidità con la quale si è mosso il presidente della Repubblica. Che ha mostrato, quanto meno,  di credere  più ai giornali, in particolare al Fatto Quotidiano, che agli organismi giudiziari e politici che lo affiancano istituzionalmente. Non sarebbe tuttavia l’unica evenienza grave ma non seria -diceva Ennio Flaiano- a irrompere nella politica e nell’informazione.

       Da ossimoro mi pare che sia anche la reazione della Minetti. Che ha protestato per la sua “reputazione” compromessa dai falsi che le sono stati attribuiti dal Fatto, e per i quali presumo che voglia essere risarcita dei danni. Ma, pur considerando il realismo col quale a suo tempo Aldo Moro invitò i critici di turno che le grazie si concedono a persone con problemi per forza pendenti con la giustizia, bisogna pur chiedersi di quale reputazione parli la Minetti dopo la condanna definitiva subita e non eseguita.

Ripreso da http://www.startmag.it

Quel silenzio moroteo della Meloni sugli strappi di Forza Italia di tendenza Marina

Per uno di quei paradossi che la politica sa produrre, proprio sul fronte della giustizia che è stato il più combattuto e divisivo, e costato al governo una cocente sconfitta nel referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, si potrebbe aprire e svolgere una partita di tutt’altro segno nella parte residua, e non breve, della legislatura. E’ quella proposta dai nuovi capigruppo parlamentari di Forza Italia, Enrico Costa alla Camera e Stefani Craxi al Senato, scrivendo al Guardasigilli Carlo Nordio e ai loro colleghi di maggioranza, per approvare con il consenso più ampio possibile leggi ordinarie, alcune già all’esame delle Camere, per risolvere altri aspetti, forse anche più concreti di quelli archiviati col referendum, ai fini di una migliore gestione della giustizia: prescrizione, organici eccetera.

       Il direttore del Riformista Claudio Velardi, un giornale garantista di frontiera, battutosi da sinistra, con i riformisti del Pd minoritari e dintorni, per il sì referendario ha raccolto come una palla al volo l’iniziativa forzista scommettendo sulla possibilità ch’essa serva anche, o soprattutto, come preferite, a ridurre quello che lui ha definito “il bipolarismo muscolare”. O troppo muscolare, direi, perché il bipolarismo in un Paese come l’Italia che non vi era tanto abituato, neppure ai tempi in cui sembrava che tutto ruotasse solo attorno alla Dc e al Pci, non porrà mai essere davvero mite.

       Riuscirà l’operazione immaginata da Velardi nella convinzione o speranza che sia nata dentro Forza Italia dalle mani, manine, fantasie e altro dei figli di Silvio Berlusconi e consiglieri vecchi e nuovi. E, soprattutto che  possa modificare la posizione “strategica” del partito azzurro, e non solo?  Bella domanda.

       A sinistra, dove occorrerebbe trovare una sponda a questa operazione, oltre l’area riformista già espostasi nel referendum, non ho avvertito, o non ancora, qualche segnale concreto. Forse c’è ancora troppa ”euforia” referendaria, come l’ha avvertita anche l’insospettabile Goffredo Bettini, e bisognerà aspettare che si esaurisca.

       E a destra? Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha trovato l’iniziativa forzista “comprensibile” ma anche “superflua”, con un senso che mi è apparso più di fastidio che altro, anche per avere già impostato il suo approccio più sul piano tecnico e istituzionale, parlando o pensando al Consiglio Superiore della Magistratura e all’Associazione nazionale delle toghe, che sul piano partitico. Dove invece mi sembra che si sia spinto il ministro per i rapporti col Parlamento Luca Ciriani  -entrambi intervistati, uno dopo l’altro, dal Corriere della Sera– badando più agli schieramenti che ai contenuti, avrebbe detto  criticamente la buonanima di Ugo La Malfa.

       In particolare, rispondendo ad una domanda su possibilità ed effetti di una “discesa in campo dei figli di Berlusconi”, e non solo dei fili che muoverebbero ora da “fuori il partito”, secondo un’espressione dell’ex capogruppo alla Camera e ora sottosegretario Paolo Barelli, ha ricordato che il centrodestra fu “creato dal padre” e sarà difeso dal partito della premier “qualunque siano le scelte altrui”.

       E Giorgia Meloni?  Zitta, almeno sino al momento in cui scrivo. E, pur allenato alla mia età ai silenzi di Aldo Moro, su cui si scrivevano spesso intere note politiche per interpretarli; pur portato quasi per istinto a intravederla nelle parole di Ciriani, cresciuto nella militanza della destra, mi debbo fermare, Ed aspettare.

Se, come e quando liberarsi dalle gabbie del bipolarismo muscolare

Insofferente, a dir poco, del “bipolarismo muscolare”, come lo ha chiamato già nel titolo dell’editoriale del 25 aprile, quasi per auspicare che la festa della liberazione prima o poi coincida anche con l’uscita del sistema politico dalle gabbie nelle quali è finito nella cosiddetta seconda Repubblica, l’amico Claudio Velardi ha auspicato un “riposizionamento strategico” di almeno qualcuna delle forze che ora si contrappongono. E ha trovato incoraggiante, a questo proposito, il sollecito appena giunto da Forza Italia, con la lettera dei nuovi capigruppo parlamentari al Guardasigilli Carlo Nordio, a provare quelle che comunemente si chiamano convergenze più larghe proprio sul tema sinora più divisivo della giustizia. Sul quale si è appena consumato lo scontro frontale e referendario sulla riforma costituzionale, bocciata, della magistratura.

       Eppure, caro Claudio, proprio questo scontro referendario è stato forse il meno frontale, essendo arrivati al sì, sia pure inutilmente, contributi importanti anche dal polo contrapposto al centrodestra, col Pd più diviso di tutti. Ma anche col Movimento 5 Stelle, diventato il partito di nuovo, maggiore riferimento della magistratura più radicalmente impegnata, dove si sono avvertiti spifferi di dissenso dal no gridato da Giuseppe Conte.

       Pure nel campo opposto, il centrodestra, si sono visti e sentiti scricchiolamenti, col no debordato in regioni e territori a forte presenza elettorale anche di Forza Italia, cioè il partito dove tu, Claudio, avverti i segni maggiori di novità voluti da Marina Berlusconi, il fratello Pier Silvio, vecchi amici di famiglia come Gianni Letta e nuovi provenienti direttamente dalla periferia. Una Forza Italia, diciamo così, di tendenza Marina, come Giuliano Ferrara chiamava sul suo Foglio di “tendenza Veronica” il partito forzista ch’egli preferiva, quando l’allora ancora seconda moglie di Silvio Berlusconi preferiva leggere e pure scrivere a Repubblica piuttosto che allo stesso Foglio o al Giornale di famiglia.

       C’è qualcosa, caro Claudio, che mi pare non torni, o torni poco, in ciò che pure ti ha portato a scommettere sul “riposizionamento strategico”. Che è poi la traduzione politologica dell’auspicio una volta espresso, neppure tanto tempo fa, nella sua officina romana all’Esquilino, da Dario Franceschini che Forza Italia scoprisse  e utilizzasse la carta d’oro di cui disporrebbe schierandosi a destra o a sinistra da posizioni centrali.

       Mi permetto di scendere di qualche gradino la tua scala con i ricordi che ho -anzi che abbiamo- della vita passata nella cosiddetta prima Repubblica, caduta per via giudiziaria e non politica fra le ossa dei padri che si rivoltavano nelle tombe, o le ceneri nelle urne. Ricordo in particolare, per avere avuto modo di conoscere, frequentare, apprezzare, condividere mediaticamente difendendolo nelle polemiche giornalistiche, l’Aldo Moro delle “scomposizioni e ricomposizioni”: nella sua Dc e poi anche fuori. Dove coinvolse a tal punto il Pci da essere ucciso dalle brigate rosse che ne temevano l’imborghesimento nei loro deliranti messaggi di morte.

       Pensi, caro Claudio, che sia oggi ravvisabile nella “palude” della politica italiana, come tu stesso l’hai avvertita nell’editoriale di sabato, qualcuno di paragonabile a Moro? Anche fra quelli che da 48 anni, quanti ne sono trascorsi dalla sua morte per doloroso dissanguamento, come ha accertato l’ultima commissione parlamentare che se n’è occupata, celebrano ogni anniversario della sua tragica, davvero immeritata fine. Io, francamente, non ne vedo, sperando naturalmente di sbagliare per ritrovarmi con i tuoi auspici, incoraggiato  dai segnali berlusconiani definiti tuttavia “comprensibili ma superflui”  dal ministro della Giustizia Carlo Nordo.

Pubblicato sul Riformista

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