Quel silenzio moroteo della Meloni sugli strappi di Forza Italia di tendenza Marina

Per uno di quei paradossi che la politica sa produrre, proprio sul fronte della giustizia che è stato il più combattuto e divisivo, e costato al governo una cocente sconfitta nel referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, si potrebbe aprire e svolgere una partita di tutt’altro segno nella parte residua, e non breve, della legislatura. E’ quella proposta dai nuovi capigruppo parlamentari di Forza Italia, Enrico Costa alla Camera e Stefani Craxi al Senato, scrivendo al Guardasigilli Carlo Nordio e ai loro colleghi di maggioranza, per approvare con il consenso più ampio possibile leggi ordinarie, alcune già all’esame delle Camere, per risolvere altri aspetti, forse anche più concreti di quelli archiviati col referendum, ai fini di una migliore gestione della giustizia: prescrizione, organici eccetera.

       Il direttore del Riformista Claudio Velardi, un giornale garantista di frontiera, battutosi da sinistra, con i riformisti del Pd minoritari e dintorni, per il sì referendario ha raccolto come una palla al volo l’iniziativa forzista scommettendo sulla possibilità ch’essa serva anche, o soprattutto, come preferite, a ridurre quello che lui ha definito “il bipolarismo muscolare”. O troppo muscolare, direi, perché il bipolarismo in un Paese come l’Italia che non vi era tanto abituato, neppure ai tempi in cui sembrava che tutto ruotasse solo attorno alla Dc e al Pci, non porrà mai essere davvero mite.

       Riuscirà l’operazione immaginata da Velardi nella convinzione o speranza che sia nata dentro Forza Italia dalle mani, manine, fantasie e altro dei figli di Silvio Berlusconi e consiglieri vecchi e nuovi. E, soprattutto che  possa modificare la posizione “strategica” del partito azzurro, e non solo?  Bella domanda.

       A sinistra, dove occorrerebbe trovare una sponda a questa operazione, oltre l’area riformista già espostasi nel referendum, non ho avvertito, o non ancora, qualche segnale concreto. Forse c’è ancora troppa ”euforia” referendaria, come l’ha avvertita anche l’insospettabile Goffredo Bettini, e bisognerà aspettare che si esaurisca.

       E a destra? Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha trovato l’iniziativa forzista “comprensibile” ma anche “superflua”, con un senso che mi è apparso più di fastidio che altro, anche per avere già impostato il suo approccio più sul piano tecnico e istituzionale, parlando o pensando al Consiglio Superiore della Magistratura e all’Associazione nazionale delle toghe, che sul piano partitico. Dove invece mi sembra che si sia spinto il ministro per i rapporti col Parlamento Luca Ciriani  -entrambi intervistati, uno dopo l’altro, dal Corriere della Sera– badando più agli schieramenti che ai contenuti, avrebbe detto  criticamente la buonanima di Ugo La Malfa.

       In particolare, rispondendo ad una domanda su possibilità ed effetti di una “discesa in campo dei figli di Berlusconi”, e non solo dei fili che muoverebbero ora da “fuori il partito”, secondo un’espressione dell’ex capogruppo alla Camera e ora sottosegretario Paolo Barelli, ha ricordato che il centrodestra fu “creato dal padre” e sarà difeso dal partito della premier “qualunque siano le scelte altrui”.

       E Giorgia Meloni?  Zitta, almeno sino al momento in cui scrivo. E, pur allenato alla mia età ai silenzi di Aldo Moro, su cui si scrivevano spesso intere note politiche per interpretarli; pur portato quasi per istinto a intravederla nelle parole di Ciriani, cresciuto nella militanza della destra, mi debbo fermare, Ed aspettare.

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