Il ritorno dell’Unità grazie a editori privati, senza partiti alle spalle

               Se non, o non ancora nelle edicole, è ricomparsa nelle rassegne della stampa l’Unità, la storica testata della sinistra fondata nel 1924 da Antonio Gramsci, organo ufficiale del Partito Comunista e in qualche modo legato anche ai partiti derivati dalla sua storia, sino al Pd. Che sotto la guida di Matteo Renzi riuscì a riportare il giornale nelle edicole, dopo una delle sue varie disavventure, ma senza riuscire a lasciarvelo a lungo, neppure sotto la direzione di un militante appassionato e fantasioso come il vignettista Sergio Staino.

            Schermata 2018-05-25 alle 10.13.34.jpgScampato di recente ad un’asta giudiziaria che avrebbe potuto portarla in chissà quali mani, il giornale è riuscito come numero 1 del 95.mo anno e si è collocato ben chiaramente all’opposizione, con una disamina molto critica e preoccupata del “contratto” che grillini e leghisti hanno stipulato per far nascere il primo governo di questa diciottesima legislatura repubblicana. E’ un contratto, secondo l’editoriale, che tradisce una vocazione populista e minaccia il Parlamento concepito con la Costituzione in vigore dal 1948.

            I promotori di questa nuova edizione della storica testata della sinistra hanno annunciato che “nella compagine editoriale non ci sarà più un partito politico” e che “si ripartirà”, non ancora però tutti i giorni, “con la sola forza di imprenditori privati”. “E questo darà al giornale -è stato precisato- maggiore libertà di criticare tutti, anche il Partito Democratico”.

            Chi l’avrebbe detto che sarebbe stata l’imprenditoria privata a potere assicurare la vita ad un giornale come l’Unità, con la sua lunga storia politica ancora portata orgogliosamente sulle spalle? Anche per questo il ritorno come “nuovo” del vecchio giornale di Gramsci merita tutti gli auguri possibili e immaginabili.

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