Davanti alla crisi finisce la pazienza anche dei mercati, dopo quella di Mattarella

            Dopo la pazienza del presidente della Repubblica, e forse anche per effetto del suo esaurimento, davanti alla crisi di governo sembra finita anche la pazienza dei mercati, come si dice un po’ troppo genericamente o ipocritamente, per non chiamare per nome quelli che ne abusano, cioè gli speculatori.

            E’ tornato sulla scena, per nulla trattenuto dall’annuncio di un governo “neutrale” in arrivo per la gestione delle elezioni anticipate, estive, autunnali o primaverili che potranno rivelarsi, il fantasma di mister Spread, che è il differenziale fra i titoli di Stato italiani e tedeschi. Fantasma, poi, fino ad un certo punto perché  salendo esso produce effetti per niente immaginari, cioè il deprezzamento dei titoli del già troppo ingente debito pubblico italiano, per cui costerà di più rinnovarli alla loro scadenza, come sarà necessario fare per le condizioni della nostra economia, e della nostra società intesa in senso lato,  non solo politico.

            Alla ricomparsa di questo maledetto mister Spread i partiti, a cominciare da quelli prevalsi nelle elezioni del 4 marzo, cioè i grillini a sinistra e i leghisti a destra, con tutte le approssimazioni che meritano questi vecchi punti di riferimento, hanno fatto spallucce. Anzi, di peggio. Hanno reclamato ancora di più elezioni ravvicinate, che è come dare lo zucchero a un malato di diabete, fingendo peraltro di essere ancora disposti a trattare per una soluzione “politica” della crisi, non tecnica o “neutrale” come nelle riflessioni e decisioni del capo dello Stato.

            La finzione di questa disponibilità di grillini e leghisti a trattare, rovesciando su Mattarella la responsabilità dello stallo della crisi, sta nella lingua un po’ troppo biforcuta della Lega. Il cui segretario Matteo Salvini, nuovo leader peraltro del centrodestra, ha appena confermato al Messaggero di non volere rompere con l’alleato Silvio Berlusconi, invitato invece pubblicamente dal plenipotenziario dello stesso Salvini, il capogruppo alla Camera Giancarlo Giorgetti, a fare il cosiddetto passo indietro reclamato dai grillini, lasciandosi chiudere in uno sgabuzzino più o meno arieggiato.

           Schermata 2018-05-09 alle 07.08.41.jpg Questa finzione, a dir poco, ha aumentato naturalmente l’impazienza del capo dello Stato, apparso “irritato” al quirinalista più accreditato, che è Marzio Breda, del Corriere della Sera. Il quale ne ha riferito anche il duro giudizio espresso sull’annuncio della sfiducia annunciato da grillini e leghisti, e di malavoglia anche dai forzisti di Berlusconi, al governo “neutrale” in cantiere al Quirinale: un annuncio “brutale e poco rispettoso” delle prerogative del capo dello Stato. E -aggiungerei-  dell’unità nazionale che il presidente della Repubblica rappresenta per esplicito dettato dell’articolo 87 della Costituzione, anche quando egli assume decisioni o formula valutazioni non condivise da tutti.

            Ciò è accaduto, per esempio, quando Sergio Mattarella ha negato alla coalizione di centrodestra il passaggio di un tentativo di soluzione della crisi, giocando sulla distinzione -come ha scritto sempre Breda sul Corriere– fra “l’incarico” che gli avrebbe chiesto Salvini nelle consultazioni e il “pre-incarico” che lui al massimo avrebbe potuto o voluto concedergli. E comunque non gli ha dato, senza neppure dargli il tempo di rifiutarlo, almeno stando alle cronache.

           Se poi i verbali delle consultazioni al Quirinale contenessero altro, il discorso naturalmente cambierebbe. Ma non cambierebbe comunque lo sviluppo al quale ormai  Mattarella ha destinato la crisi con la formazione di un governo scelto da lui stesso in piena autonomia, dal presidente del Consiglio ai ministri, e a qualsiasi costo.

           

Blog su WordPress.com.

Su ↑