Quel certo panico diffuso dal malumore di Mattarella sulla crisi di governo

              Dopo le udienze, separate, alle delegazioni di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini per la soluzione della crisi di governo il malumore, le preoccupazioni e quant’altro al Quirinale sono diventati tali che qualcuno ha scambiato per un atto ostile quel gesto “platonico” o di “sola cortesia”, come dal Colle ha poi spiegato Marzio Breda ai lettori del Corriere della Sera, compiuto da Sergio Mattarella convocando i presidenti delle Camere. Platonico e di cortesia, perché in una Repubblica parlamentare com’è ancora quella italiana Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico sono un po’ i primi interlocutori istituzionali del capo dello Stato presiedendo, rispettivamente, il Senato e la Camera dei Deputati. Inoltre, perché in questa crisi di governo entrambi hanno svolto un ruolo di esplorazione. Infine, perché è prassi ormai consolidata che le consultazioni in occasione delle crisi si aprano e si chiudano con i presidenti delle Camere, ed anche con gli ex presidenti della Repubblica, in questo caso il solo Giorgio Napolitano, convalescente dopo un intervento al cuore.

            Invece, ripeto, l’aria al Quirinale dopo le udienze ai grillini e ai leghisti era tale che l’annuncio della convocazione dei presidenti delle Camere, unito peraltro ad un certo nervosismo di Di Maio nella corsa ad un’assemblea congiunta dei parlamentari del suo movimento, è apparso un fulmine, o un tuono, come preferite. C’è stato addirittura chi si è ricordato dell’articolo 88 della Costituzione, oltre che del 95.mo sul ruolo del presidente del Consiglio richiamato da Mattarella all’attenzione degli interlocutori che gli avevano appena proposto la nomina del giurista Giuseppe Conte.

            L’articolo 88 della Costituzione è quello che conferisce al capo dello Stato il potere di sciogliere in ogni momento le Camere, o anche una sola di esse, “sentiti i loro presidenti”. Che invece non sono stati chiamati per questo, ma per consentire al capo dello Stato di prendersi una pausa di riflessione prima di convocare eventualmente il professore Conte al Quirinale per il conferimento dell’incarico. Che segnerebbe anche un punto di svolta nei rapporti del presidente della Repubblica con protagonisti e attori di questa crisi.

           Schermata 2018-05-22 alle 06.29.17.jpg Una volta incaricato, il Conte del Grillo, come il professore di diritto privato all’Università di Firenze è stato definito ironicamente, ma non troppo, nel titolo copertina del Manifesto, abitualmente felice in queste scelte, diventerà l’unico e titolato interlocutore del presidente della Repubblica per conto del governo. All’interno del quale però gli assai probabili ministri Di Maio e Salvini, come ha argutamente raccontato in una vignetta il bravo Vauro Senesi sul Fatto Quotidiano di Marco Travaglio, sono destinati ad azzuffarsi “su chi è Re”. E il Conte del Grillo avrà il suo daffare per difendersene, magari ricorrendo all’aiuto proprio di Mattarella, pur così incerto sinora nel conferirgli l’incarico  per la sua scarsa caratura politica. Ma anche per l’allarme provocato nelle cancellerie europee e nei mercati dal “contratto” di governo stipulato fra pentastellati e leghisti. Che ha fatto ingrassare in pochi giorni di una cinquantina di chili, o punti, mister Spread.

            Il fatto che, in forza dell’articolo 92 della Costituzione, il professore Conte, una volta incaricato, diventerà l’unico interlocutore di Mattarella per e sul conto del governo da formare significa naturalmente che la lista dei ministri, a cominciare da quelli più scabrosi nell’attuale congiuntura interna, europea e mondiale,  sarà questione da definire solo fra loro due. A buon intenditore poche parole, verrebbe da dire sia a Di Maio sia a Salvini, gli aspiranti Re della vignetta di Vauro.

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it

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