Il Conte del Grillo inciampa nel curriculum ma sale lo stesso al Colle

            Il Conte del Grillo -copyright del giornale il manifesto- sembrava inciampato nel suo curriculum ma il presidente della Repubblica lo ha ugualmente convocato al Quirinale per conferirgli l’incarico di presidente del Consiglio, chiesto per lui  dal grillino Luigi Di Maio e dal leghista Matteo Salvini: in ordine alfabetico, ma anche di numeri di voti raccolti nelle urne del 4 marzo e di seggi parlamentari conquistati in questa diciottesima legislatura.

          Breda.jpgIl capo dello Stato aveva dato  l’impressione di volere allungare i tempi della sua riflessione, pur convinto -come ha scritto il quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda- che il curriculum del professore Giuseppe Conte, lungo originariamente una decina di pagine, fosse “un po’ gonfiato ma sostanzialmente non falso”. Gonfiato nei “perfezionamenti degli studi” giuridici e linguistici vantati dal docente pugliese dell’Università di Firenze in sedi estere, come quella di New York, nei cui archivi il suo nome non risulta. E ciò per non parlare del giallo di una sua vertenza col fisco, per quanto un’avventura del genere possa capitare a tutti, a dire il vero.

            In realtà, nonostante la confusione  all’interno della progettata maggioranza legastellata, visto che Di Maio e Salvini sono tornati a incontrarsi per “scogliere- si è annunciato per l’ennesima volta- tutti i nodi ancora irrisolti”, il cancello del Quirinale custodito dal solito Corazziere è rimasto chiuso  per poco tempo al professore Conte. Cui comunque sono state spalancate  in modo poco consolante le prime pagine di tutti i giornali italiani, ed anche di qualche testata straniera.

            Conte e Savona.jpgUn altro professore finito o sbattuto con Conte sulle prime pagine è Paolo Savona, destinato da Di Maio e Salvini al Ministero dell’Economia, già ministro dell’Industria nel governo di Carlo Azeglio Ciampi nel 1993. Di lui sembra che abbiano allarmato o imbarazzato Sergio Mattarella recenti e pesanti giudizi espressi sull’abitudine dei tedeschi di comandare nell’Unione Europea. Un’abitudine, in verità, difficilmente negabile ma scomoda da condividere forse da parte del presidente della Repubblica per ragioni, diciamo così, diplomatiche. Che potrebbero tuttavia essere chiarite e definite, se Mattarella lo volesse, in qualche contatto.

           Sarebbe infatti evidente anche per l’ottuagenario Savona che un conto è parlare e scrivere da professore o editorialista, altro parlare e agire da ministro di un governo nominato, per dettato costituzionale, dal presidente della Repubblica. A meno che, naturalmente,  in questa crisi di governo tanto lunga quanto singolare il caso  non si chiami Savona ma sottintenda qualcosa o qualcun altro.

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it

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