Le amare sorprese della diaspora radicale

            Il clamore della formazione delle liste, da cui sono usciti male un po’ tutti i partiti o per la forza ostentata dai capi, come nel caso di Matteo Renzi, o per un verticismo neppure coperto dalle apparenze, come nel caso di Silvio Berlusconi e dei suoi alleati, che non hanno avuto bisogno del passaggio per uno straccio di direzione dei loro partiti, se ne hanno una, ha finito per silenziare la diaspora dei radicali. Che invece merita qualche riflessione, purtroppo amara per chi a lungo ha avuto simpatia per loro, pur non condividendone tutte le iniziative, e neppure votandoli, ma sempre riconoscendo loro la passione. O il profumo di bucato, come soleva dire e scrivere Indro Montanelli quando si occupava di Marco Pannella e affiliati.

            Il partito radicale trasnazionale eccetera eccetera ha tenuto a dissentire pubblicamente dalla decisione di Emma Bonino e amici, che hanno voluto candidarsi alle elezioni del 4 marzo, anche a costo di apparentarsi con quell’eterno democristiano che è Bruno Tabacci per sottrarsi all’onere della raccolta delle firme nei pochissimi giorni lasciati loro dalle procedure della legge elettorale. E con Bruno Tabacci apparentarsi poi al Pd di Renzi per una coalizione di possibile governo.

            Si può dissentire, per carità, da un’esponente pur così storica del movimento o dell’area radicale nella valutazione dell’opportunità o meno di cercare una rappresentanza parlamentare in questo passaggio della politica italiana. E preferire il disimpegno dal Parlamento, comunque motivato: o perché si preferisce restare comunque all’opposizione o perché si ritiene che agli elettori sia stato negato il diritto ad una sana e completa informazione, necessaria per votare con adeguata consapevolezza. Come se fossero state molto diverse le condizioni delle altre elezioni alle quali il partito radicale nella sua lunga storia ha invece partecipato.

            Quello che si capisce meno, e che appartiene soltanto e inutilmente solo al livore personale e non alla politica, è la decisione del partito radicale, o di quella parte che ritiene di essere l’unica legittimata a rappresentare una storia che porta anche il nome di Emma Bonino, di fare campagna elettorale contro di lei. E’ traducibile francamente solo così l’appello a ciò che resta della militanza radicale certificata da iscrizioni, mozioni congressuali e quant’altro a non votare. Che significa non votare nessuno per non votare Bonino, come se questa donna disonorasse la storia politica di cui ha fatto parte.

            Beh, questo gli eredi di Marco Pannella se lo potevano risparmiare. E soprattutto potevano risparmiarlo ad un’area di opinione più larga, ed anche più generosa, del loro recinto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: