Per un giorno, almeno per uno, non guardiamo, per favore, al dito delle miserabili polemiche della cosiddetta politica interna, dove si fronteggiano ambizioni di carriera, diciamo così, più che progetti presuntuosamente alternativi. Vediamo piuttosto la luna. O, immaginandoci lassù, la Terra, con la maiuscola del nostro pianeta. Dove gli Stati Uniti d’America stanno perdendo per consunzione mediatica il presidente eletto Donald Trump e ritrovato la loro guida nel primo Papa d’Oltre Oceano nella storia della Chiesa. Che, non sentendosi per niente in debito col connazionale che riteneva di averlo saputo imporre allo Spirito Santo nel Conclave dopo la morte del sudamericano Bergoglio, Papa Francesco, gli ha gridato in faccia quello che merita. Di stare tradendo la storia degli Stati Uniti nati e cresciuti con gli immigrati “coraggiosi che sognavano libertà e vite migliori”, compresi tanti italiani traditi dai contemporanei impegnati contro l’immigrazione, sino a scambiare per una persona seria un generale propostosi di rimettere a posto un mondo capovolto.
Trump, involontariamente generoso con la premier Giorgia Meloni sommergendola di insulti che le hanno restituito spazio politico, fuori e dentro l’Italia, è in un declino ormai inarrestabile. I sondaggi americani lo danno in caduta libera. L’Iran che lui voleva restituire alla libertà confiscata dagli ayatollah, ma anche all’”età della pietra” se questi intonacati gli avessero resistito, piange in un lutto di sette giorni Kamenei ed è guidato da un figlio per quanto ridotto così male da non potere comparire in pubblico. Vivono di preghiere e salmi, dicono, ma anche uranio arricchito.
L’Ucraina che avrebbe dovuto sostanzialmente arrendersi alla Russia, autorizzata dallo stesso Trump a proseguire la sua invasione, meritata per la presunta nazificazione di Kiev ad opera di Zelensky,, resiste con l’appoggio dell’Europa, Italia compresa, e del Canada.
Oltre che i russi in Eurasia, i cinesi continuano a fare i loro comodi a casa e fuori casa, spesso procurandosi persino l’ammirazione invidiosa del presidente americano in persona.
Dio solo sa che cosa ci toccherà ancora di vedere nella seconda e ultima parte del secondo mandato di Trump, consolati -non di più- da ciò che sopravvive ancora degli Stati Uniti non alla Casa Bianca ma in Vaticano, grazie a un Papa provvisto non di truppe, come al solito dopo la sua storia temporale, ma di fede e di coraggio. Ne dovremmo assumere anche noi, a sinistra, a destra e nell’affollatissimo centro, per non perderci nella meschinità delle nostre polemiche per qualche punto in più o in meno nei sondaggi, e delle ambizioni che ne derivano, spesso più personali che di schieramento.
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