La scommessa sul rifiuto di Mattarella di accelerare l’avvicendamento al Quirinale

Nelle corse al Quirinale, solitamente aperte con largo anticipo rispetto alle scadenze istituzionali, se mai si interrompono davvero, essendovi stati anche aspiranti battuti ma rimasti a lavorare per cercare di vincere la volta successiva, l’attenzione in genere è tutta, o quasi tutta, riservata ai corridori. Eppure attenzione, riguardo e quant’altro merita anche il presidente della Repubblica in uscita o scadenza. Non ne sono mancati, d’altronde, di tentati dalla riconferma, e quindi iscrivibili anche loro alla lista dei corridori. Lo fu, per esempio, il pur vecchio Sandro Pertinil, fingendo di offendersi e di arrabbiarsi con i cronisti che ne raccontavano il desiderio di restare al Quirinale per un altro turno che avrebbe vissuto da vecchissimo, o antico.

Fu tentato dalla conferma anche Francesco Cossiga, favorito dall’età ma danneggiato dai sopravvissuti al suo piccone: i comunisti, per esempio. Che non gli perdonarono invettive e quant’altro quando lui cercò di recuperare la loro fiducia anticipando di qualche settimana, volontariamente, la scadenza del suo mandato e sottraendosi all’impegno preso con Bettino Craxi di farlo tornare a Palazzo Chigi dopo le elezioni del 1992. Come i comunisti, appunto, temevano pesando che il leader socialista, col temperamento che aveva, sarebbe stato capace come capo di governo di fermare l’offensiva giudiziaria e politica delle cosiddette “mani pulite” avviata principalmente contro di lui. E neppure tanto di nascosto,

Allora i comunisti preferirono mandare al Quirinale, succedendo al dimissionario Cossiga, il presidente della Camera ancora fresco di elezione Oscar Luigi Scalfaro. Che non fece loro alcuna sorpresa, diciamo così, se non vogliano parlare di un patto rispettato, negando a Craxi la nomina a presidente del Consiglio pur propostagli nelle consultazioni da segretari e capigruppo parlamentari di una maggioranza esistente sulla carta.

Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica durato di più nelle sue funzioni, altro che il Re Giorgio attribuito a Napolitano a suo tempo anche dalla stampa estera, assiste nel più totale e scontato silenzio all’assalto alla sua successione. Silenzio e, credo, anche ironia che è una dote da lui più volte rivendicata. Esclusa -credo anche questo- una sua tentazione a triplicare addirittura un mandato che già assomiglia a un trono per quanto sta durando, Mattarella rimarrà calmo al suo posto sino all’ultimo minuto dei suoi quattordici anni quirinalizi.

Scommetto, con tutti i rischi delle scommesse, quindi anche quello di essere smentito dai fatti e di perdere, che il presidente della Repubblica non anticiperà l’anno prossimo, dopo le elezioni, la scadenza del suo secondo mandato per soddisfare l’interesse imprudentemente, se non sfacciatamente manifestato da altri ad affrontare la prossima legislatura, con trattative congiunte fra gli opposti schieramenti, o all’interno di quello che dovesse vincere le elezioni, su chi mandare a Palazzo Chigi e chi al Quirinale. Una trattativa francamente più da mercato che da politica, non tentata o non riuscita, quanto meno, ai tempi tanto ingiustamente denigrati della cosiddetta prima Repubblica.

Pubblicato sul Dubbio

Blog su WordPress.com.

Su ↑