Con un sovrapposto, come si chiama un fucile a due canne messe una sull’altra, anziché la doppietta in cui le canne sono una accanto all’altra, il Corriere della Sera ha sparato contro la pretesa -vecchia come la Repubblica ma rinnovata con particolare forza da quando Giorgia Meloni si è praticamente messa in corsa per il Quirinale- di escludere la destra, benchè votata e arrivata a Palazzo Chigi con la premier in carica, dal vertice dello Stato. O, peggio ancora, di contraddire l’affermazione che pure ogni tanto si fa retoricamente che la Costituzione sia “di tutti”, e non solo della sinistra, o del cosiddetto centro sinistra che vorrebbe addirittura intestarsela mettendola nel nome della coalizione alternativa generalmente chiamata sinora “campo largo” fra le sofferenze, in particolare, di Giuseppe Conte. Che non lo vorrebbe abbastanza largo da compromettere la sua ambizione a guidarla come candidato alla Presiden za del Consiglio. Onorata dallo stesso Conte, come dicono Marco Travaglio ed altri estimatori, secondo solo a Camillo Benso di Cavour, conte con tanto di certificazione nobiliare.
Ernesto Galli della Loggia sopra e Antonio Polito sotto hanno fatto le pulci, denunciandone l’ipocrisia e l’arbitrarietà, a quanti sostengono, aggrappati all’antifascismo, la unilateralità della Costituzione ignorando, fra l’altro, il concorso già dato dalla destra all’elezione di alcuni presidenti della Repubblica, e la natura non certo di sinistra culturale, ideologica e quant’altro di Capi dello Stato come i primi due, Enrico De Nicola e Luigi Einaudi, per giunta monarchici nelle urne referendarie del 2 giugno 1946, Giovanni Gronchi, già sottosegretario di Benito Mussolini, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi, nessuno dei quali provenienti dal Pci, pur eletti anche da comunisti e post-comunisti.
Più impietoso del forse più autorevole e accademico Ernesto Galli della Loggia, sovrappostogli graficamente, Antonio Polito ha denudato l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani deridendone la pretesa che candidati e candidate al Quirinale, da etero e non, abbiano con la Costituzione un “rapporto intimo”, visibile senza bisogno di guardare dal buco della serratura. Siamo ormai all’erotismo politico.