L’immaginazione dietro la collina del Quirinale

       “Dietro la collina”, ha titolato con la solita, felice ironia il manifesto invitando non a registrare quello che partiti e leader, presunti o reali, dicono pensando alle Camre che usciranno dalle prossime elezioni, ma a quello che è sottinteso alle loro dichiarazioni o previsioni.

       Dietro la collina, ripeto, al manifesto non hanno immaginato la truculenta premier Giorgia Meloni  che non sogna solo il Quirinale ma anche “l’impero” intravisto sul Fatto Quotidiano dal vignettista Riccardo Mannelli, giusto per sfidare il presidente americano Donald Trump che demolisce quotidianamente il suo, di impero, annunciando tregue farlocche e un Iran restituito all’età della pietra.

       Meno visionario, o più realistico, come preferite, è lo scenario prospettato sulla Repubblica di carta da Carlo Galli con tono quasi scientifico di una destra decisa a prendersi non solo il Quirinale, per la prima volta in 80 anni di storia, anche se i primi due presidenti, Enrico De Nicola e Luigi Einaudi avevano votato per la Monarchia nel referendum del 2 giugno, ma anche il Quirinale. Se la destra prende tutto, hanno titolato gli  amici, colleghi ed estimatori di Galli. Che credo condivida ciò che Dario Franceschini racconta a chi lo va a trovare nell’officina romana da lui adattata a ufficio.

       Se dipendesse davvero da Franceschini, dalla sua cultura,  dalla sua provenienza dalla Dc si starebbe perdendo soltanto del tempo in Parlamento per cambiare ancora una volta la legge elettorale a ridosso del voto,. Sarebbe di maggiore prudenza e opportunità, la solita, vecchia predisposizione della Dc a trattare dopo le elezioni, chiunque le avesse pareggiate o vinte, una equa distribuzione di Palazzo Chigi e del Quirinale perché tutto non finisca al solito modo, tornando a prendersi tutto a sinistra, con i suoi tanti centrini, o laasciando alla destra una volta tanto il Colle più alto di Roma, più di quanto però non fosse accaduto alle lontane origini a De Nicola ed Einaudi, l’uno minacciando continuamente le dimissioni e l’altro impartendo a governi e ministri prediche  dichiaratamente inutili.

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