Da un’intervista di Luciano Violante al Corriere della Sera dopo i disordini a Bologna per un disgraziato, mortale pestaggio delle forze dell’ordine e mentre ancora si polemizza sul gioielliere Mario Roggero, condannato per omicidio volontario, non per eccesso di legittima difesa dopo l’ennesima rapina subita: “A sinistra serve una riflessione su criminalità e sicurezza. Il che non significa stare dalla parte della repressione. Ricordo che da responsabile giustizia del Pci varammo con Ugo Pecchiopli la strategia del partito: la sicurezza è una questione che riguarda soprattutto i più deboli. E se la sinistra sta con i più deboli se ne deve preoccupare”.
Sulla grazia del presidente della Repubblica a Roggero, chiesta o reclanata fra le proteste di chi la considera un quarto grado di giudizio, dopo i tre dei tribunali, da evitare per non sconfessare la magistratura, Violante ha detto a conclusione della sua intervista, senza ombra di sdegno: “La grazia in qualche modo è sempre un quarto grado di giudizio. Ma si tratta di una prerogativa del Capo dello Stato. E il Capo dello Stato si rispetta e basta”.
Già magistrato, responsabile -ripeto con lui- dei problemi della giustizia del Pci ai tempi un po’ mitici di Enrico Berlinguer, quasi quanto quelli di Palmiro Togliatti passato alla storia per l’amnistia conclusiva della liberazione dal fascismo, Luciano Violante aveva in testa probabilmente anche quell’amnistia quando si insediò alla presidenza della Canera ricordando pure i “ragazzi di Salò”, come si disse allora.
Ora aspetto, come allora, il solito cretino che accusa Violante, a 84 anni compiuti il 25 aprile scorso, più vecchio quindi di Sandro Pertini che vi salì a 82 nel 1978, di essere in corsa per il Quirinale del 1929, alla scadenza del doppio mandato di Sergio Mattarella. Doppio, magari, anche per lui, che festeggerebbe i cento anni sul Colle più alto di Roma. 84+3+14 fanno 101.