Il crepuscolo, ormai, del bipolarismo di rito italiano

In fondo al viale Mario Roggero, che ha percorso a tutta velocità, il presidente del Consiglio e leader leghista Matteo Salvini ha voltato naturalmente a destra e installato la sua artiglieria elettorale, con grande anticipo rispetto alla scadenza della legislatura.

       Non è parso vero a Salvini di mettersi in concorrenza col suo ex vice segretario di partito Roberto Vannacci. Che ha dovuto ripiegare sulla pellicola, diciamo così, travestendosi da imperatore romano al Colosseo e dintorni e proponendosi in questi panni al pubblico desideroso di spettacolo.

       La concorrenza fra i due -Salvini e Vannacci- sul terreno della sicurezza e dell’ordine, estesa in verità anche alla premier in persona Giorgia Meloni, furbissima nel cogliere la parte più invisa dalla faccenda Roggero all’opinione pubblica, costituita dagli indennizzi ai familiari rimasti privi de redditi delle rapine dei loro congiunti uccisi dal gioielliere;  la concorrenza, dicevo, ha finito per mettere in difficoltà Forza Italia sia di tendenza Marina (Berlusconi) sia di tendenza Antonio (Tajani). Unitariamente contrario, il partito azzurrio, a modificare le norme sulla legittima difesa perché quelle in vigore vanno bene come sono, per quanto applicate con troppa severità a Roggero.

       Anche sul tema della sicurezza e dell’ordine, come a livello internazionale con gli aiuti all’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin, il centrodestra ha finito dunque per subire crepe visibilissime.  Al pari d’altronde dello schieramento virtualmente opposto, per quanto non ancora provvisto di un comune programma e di una leadership. L’intreccio tra le due confusioni è tale che persino l’esponente forse più autorevole del cosiddetto centrosinistra Paolo Gentiloni, già presidente del Consiglio e commissario dell’Unione Europea, ha proposto alla segretaria del suo partito, Elly Schlen, di correre meno dietro al concorrente o rivale Giuseppe Conte e dare invece una mano alla premier Meloni sul terreno della politica estera e di difesa. Come vorrebbe forse anche Mattarella al Quirinale.

       Bisognerebbe avere il coraggio, di fronte ad una situazione del genere, di riconoscere lo stato di crisi in cui è entrato ormai il bipolarismo in Italia. Che fu introdotto, fra le ceneri della cosiddetta prima Repubbllica prodotte dalla rivoluzione giudiziaria delle “mani pulite”, non quanto le coscienze, dai meccanismi, referendari e ordinari, delle leggi elettorali. Che cosa si rimasto di buono e ancora di valido di quella stagione, e di quell’ambizione, è difficile dire. E’ bastato cercare di porre rimedio ad  uno degli inconvenienti, cercando di ripristinare il voto di preferenza a suo tempo criminalizzato, per scatenare il putiferio.

       Gli italiani, individualisti come pochi altri, sino alla genialità, non sono adatti al bipolarismo, decidiamoci a riconoscerlo e a non prenderci più in giro, La stessa Costituzione, di cui la sinistra in particolare parla come di cosa propria, da difendere da ogni tentativo di riforma, nacque nella realtà e nella prospettiva di un sistema elettorale proporzionale, non maggioritario. Persino il premo di maggioranza concepito, introdotto e mancato ad Alcide De Gasperi al di sopra del 50 per cento dei voti fu scambiato per una truffa.

       Sarebbe ora, infine, anche di finirla, magari con l’aiutino del presidente della Repubblica ispirato dalle regole europee, di mettere mani e piedi nella legge elettorale a ridosso del voto. Vale per la destra e per la sinistra. E’ questione ormai più di igiene che di merito.

Pubblicato sul Dubbio

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