Gli auguri della Meloni agli italiani dopo quelli di Mattarella

Il mio nuovo anno è cominciato con una scommessa perduta. Ma felicemente perduta perché fatta con l’abitudine un pò andreottiana di ritenere che a pensare male si pecchi ma s’indovini. Avevo pensato, in particolare, sentendo i rapidissimi auguri fatti agli italiani da Giorgia Meloni, pur dopo essersi riconosciuta nel messaggio televisivo a reti unificate di Sergio Mattarella, con tanto di ringraziamenti pubblici; avevo pensato, dicevo, che qualcuno avrebbe avuto da ridire per una sovrapposizione a sorpresa. D’altronde, la presidente del Consiglio la sua occasione di fare gli auguri ai connazionali l’aveva avuta in tre ore abbondanti di conferenza stampa di fine anno   qualche  giorno prima. 

Nessuno invece ha avuto da ridire, almeno pubblicamente, sul piano politico. E, in fondo, neppure sul piano mediatico, se non si vuole essere così andreottianamente maliziosi -ripeto- da scorgere una sottintesa polemica con la Meloni nell’incipit del commento del quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda al messaggio di Mattarella. Che -egli ha scritto- non ha il rovello di costruirsi il consenso” perché “ce l’ha”, tanto da essere stato rieletto un anno fa per un secondo mandato. “Se un problema si pone quando si rivolge agli italiani – ha scritto ancora di Mattarella il quirinalista del maggiore giornale italiano- è di dire tutto ciò che va detto, ma -come si imponeva Einaudi- con garbo, senza generare ansia e tensioni”. 

Meloni invece- si potrebbe pensare leggendo Breda- un interesse potrebbe averlo a cercare altro consenso. La presidente del Consiglio potrebbe  cioè avere il suo tornaconto a chiedere agli italiani di credere con maggiore convinzione all’impegno che lei si è assunto di “risollevare questa Nazione, di rimetterla in piedi, di farla camminare velocemente, con entusiasmo, perché noi -ha detto- possiamo fare molto di più”. E “dobbiamo farlo insieme”, ha aggiunto la Meloni nel suo videomessaggio diffuso via social. 

Ancora più maliziosi che con Breda, ma sempre sul piano mediatico e non politico, si potrebbe essere leggendo sullo stesso Corriere della Sera la collega Monica Guerzoni -che ha masticato politica da bambina- contrapporre in qualche modo tendenze e progetti fiscali del governo in carica al monito di Mattarella che “la Repubblica è nel senso civico di chi paga le tasse”. Contrapposizione, questa, esplicitamente espressa così in un titolo dal Fatto Quotidiano: “Fino a qualche giorno fa se il capo dello Stato avesse avvisato che le tasse si pagano, nessuno ci avrebbe fatto caso. Oggi, per dire come siano messi, pare un miracolo”. Non soddisfatto, il giornale di Travaglio ha aggiunto “la cattiveria” di giornata vedendo la “maturità” apprezzata dal presidente della Repubblica in uno stadio tanto avanzato, o malmesso, da potere immaginare che la democrazia possa “cadere da un momento all’altro”, come un frutto marcio, o solo foglie d’autunno di ungarettiana e tragica memoria. 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

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