Sergio Mattarella fiducioso, Giorgia Meloni grata e Giuseppe Conte disinvolto

Il messaggio di fiducia nell’Italia di una democrazia ormai “compiuta e matura”, e di rimpianto del Papa benemerito Benedetto XVI morto proprio al tramonto del vecchio anno, è esattamente ciò che ci si aspettava da Sergio Mattarella. Che ha parlato in piedi al Quirinale senza alcuno scorcio dell’esterno del Palazzo, com’egli volle alla fine del 2011 come per sottolineare la voglia che aveva di uscirne con la fine allora imminente del suo settennato. 

Poi rieletto, a dispetto proprio di quella voglia, sulle ceneri di diverse candidature inutilmente coltivate da partiti e aspiranti a carattere più personale che altro, come l’allora presidente del Consiglio Mario Draghi offertosi   da “nonno a disposizione delle istituzioni”, Mattarella ha sottolineato proprio in apertura del suo ottavo messaggio, da quando è capo dello Stato, il proprio “impegno per un secondo mandato”. Che deve intendersi pertanto completo, nelle intenzioni e disponibilità del presidente, oltre che nel dettato costituzionale: non a termine pur indefinito, in attesa della maturazione delle condizioni di una successione anticipata, come avvenne ai tempi della rielezione di Giorgio Napolitano, dopo il naufragio di entrambi i candidati del Pd, Franco Marini e Romano Prodi, pugnalati alla schiena  nel 2013 dal loro stesso partito. Che già maturava nel suo grembo la crisi che rischia nell’anno appena cominciato di portarlo addirittura alla dissoluzione: altro che rifondazione, rigenerazione e altri altisonanti obiettivi. 

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al di là della “novità di grande significato sociale e culturale” riconosciuto da Mattarella all’arrivo della prima donna alla guida di un governo in Italia, “matura da tempo”- ha aggiunto il presidente della Repubblica- eppure giunta dopo 76 anni di Repubblica tutta al maschile, per non parlare della precedente Monarchia; la presidente del Consiglio, dicevo, ha tenuto a vedere nel messaggio del capo dello Stato nei riguardi suoi e del suo governo di centrodestra, anzi di destra-centro, “un incoraggiamento” di cui ha ringraziato quanto più pubblicamente non poteva. Ed ha fatto bene, dal suo punto di vista, dopo il carattere “compiuto e maturo”- ripeto- della democrazia italiana ravvisato da Mattarella nei risultati elettorali del 25 settembre scorso e nei loro “rapidi” effetti. 

Meno fondato e fortunato, a mio avviso, è stato il tentativo di riconoscersi nel messaggio di Mattarella da parte dell’ex presidente del Consiglio, e ora concorrente del tanto malmesso Pd alla guida dell’opposizione, Giuseppe Conte. Che, dopo essersi sentito vittima – di “conticidio”, appunto- per la decisione di Mattarella di sostituirlo a suo tempo a Palazzo Chigi con Mario Draghi, ne è distante mille miglia, per esempio, dalla visione degli interessi internazionali dell’Italia. Egli reclama la fine degli aiuti militari all’Ucraina invasa, saccheggiata e insanguinata dalla “federazione russa”- come la chiama meticolosamente Mattarella- guidata da Vladimir Putin. 

Ripreso da http://www.startmag.it e http://www.policymakermag.it

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