Notte generosa per Salvini e avara per Di Maio, decisi però a restare insieme

            I risultati italiani delle elezioni europee sono stati nella notte ancora più generosi per la Lega , e più avari per il movimento grillino, di quelli rimbalzati con le prime proiezioni nei salotti delle maratone televisive fermatesi in tempo per lasciare dormire un po’ gli spettatori.

            Con tutte le 61.576 sezioni scrutinate il Carroccio di Matteo Salvini è salito al 34,33 per cento, dal 17,4 delle elezioni politiche dell’anno scorso, e il movimento pentastellato di Luigi Di Maio è precipitato al 17,07, dal 32,3 di un anno fa. Il Pd di Nicola Zingaretti ha conquistato più saldamente il secondo posto nella graduatoria elettorale col 22,69 per cento, rispetto al 18,8 stentatamente definitivi europee.jpgconquistato l’anno scorso da Matteo Renzi, partito addirittura da oltre il 40 per cento delle precedenti elezioni europee. Che gli avevano dato un po’ alla testa rendendolo troppo baldanzoso, alla maniera della Dc fanfaniana degli anni Cinquanta del secolo passato. La Forza Italia dell’ostinato Silvio Berlusconi è scesa all’8,79 per cento, dal 14 dell’anno scorso, evitando il sorpasso, che sarebbe stato obiettivamente umiliante, dei Fratelli d’Italia di Libero.jpgGiorgia Meloni, saliti al 6,46 dal 4,44 dell’anno passato. Merita infine di essere segnalata la mancata soglia del 4 per cento, sia pure di poco, della lista +Europa di Emma Bonino, che avrebbe forse fatto meglio ad associarsi a Carlo Calenda per gonfiare di più le vele del Pd.

            Il governo gialloverde di Giuseppe Conte certamente soffre di risultati del genere, in cui la vittoria di Salvini contrasta con la frustrazione di Di Maio, penosamente consolatosi con gli elettori grillini dell’anno scorso, secondo lui,manifesto.jpg rimasti più a casa che passati alle liste concorrenti o avversarie. L’aspetto penoso di questa consolazione deriva dalla derisione riservata l’anno passato dallo stesso Di Maio alle analoghe spiegazioni che i dirigenti del Pd davano delle loro perdite.

            La sofferenza del governo Conte non si tradurrà tuttavia in una crisi, nonostante l’addio annunciato sulla prima pagina del Giornale della famiglia Berlusconi. E ciò per il timore o la scarsa Il Giornale.jpgconvenienza di una crisi fatta avvertire da Salvini con l’iniziativa assunta dal Cavaliere, nelle ultime battute della campagna elettorale, di rimettere in discussione la leadership del centrodestra riconosciuta ai leghisti dopo il sorpasso dell’anno scorso su Forza Italia.

            Non deve pertanto stupire la convergenza, circa le prospettive del governo di fronte ai risultati di questo turno di elezioni europee, fra Salvini e Di Maio. Il primo infatti ha annunciato, e promesso Salvini 1 .jpgai grillini, che non chiederà “mezza poltrona” in più nella compagine ministeriale, e tanto meno perseguirà “un regolamento di conti nella maggioranza”. Il secondo, richiesto dal Corriere della SeraDi Maio .jpg di una previsione sul futuro del governo, anche alla luce delle difficoltà che lui stesso potrà incontrare nel proprio movimento, di cui non è riuscito a frenare la caduta neppure con i fuochi accesi nell’ultimo tratto della campagna elettorale, ha testualmente risposto: “Certo che va avanti”.

            Così è se vi pare, pirandellianamente parlando e commentando lo scenario determinato dal combinato disposto dei risultati elettorali e della svolta -non mi stanco di ripetere- impressa alle cose prima del voto da un Berlusconi che ha rivelato di essere, in fondo, condizionato più dall’ossessione che dal rimpianto di Salvini. Che lui stesso peraltro incoraggiò un anno fa ad accordarsi con i grillini per evitare un turno di elezioni anticipate destinato a confermare e forse anche ad aumentare ulteriormente il fresco sorpasso leghista su Forza Italia, coi relativi effetti sulla consistenza dei rispettivi gruppi parlamentari.

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it policymakermag.it

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