“Senza fiato” al Quirinale per gli attacchi al presidente Sergio Mattarella

            Al Quirinale sono rimasti tanto male per la campagna aperta dai grillini, e dalla destra, ma un po’ anche dai leghisti contro il presidente Sergio Mattarella, minacciato di cosiddetto impeachment in Parlamento e di contestazioni in piazza a Roma nel giorno della festa della Repubblica, da non riuscire a ridere, ma neppure a sorridere della vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera. Dove il capo dello Stato, rispondendo ad una voce fuori campo mentre cuoce a fuoco più o meno lento in un pentolone Matteo Salvini e Luigi Di Maio, li definisce “Cottarelli”: il nome dell’economista che, fatto naufragare il governo legastellato del professore avvocato Giuseppe Conte col rifiuto di nominare Paolo Savona ministro dell’Economia, Mattarella ha promosso presidente del Consiglio.

            Il governo tecnico di Cottarelli, privo di ogni possibilità di ottenere la fiducia del Parlamento prima ancora di giurare nelle mani del capo dello Stato, è destinato a gestire le elezioni anticipate. Di cui manca solo la data precisa “dopo agosto”, ha comunque precisato il presidente appena incaricato.

            L’ironia di Emilio Giannelli non poteva del resto essere apprezzata da un presidente della Repubblica e da consiglieri vestiti di tutto punto per scortarlo nei movimenti e nelle riflessioni, convinti di non avere per niente messo in cottura Salvini e Di Maio, ma di averli aiutati in ogni modo possibile e immaginabile, anche a costo di sembrare imbelli a critici come Giuliano Ferrara sul Foglio. Sarebbe “bastato” che i due leader politici avessero accontentato Mattarella nella richiesta di fargli proporre da Conte per  il  dicastero dell’Economia il leghista Giancarlo Giorgetti anziché Savona. Che è stato scambiato anche dal presidente della Repubblica italiana, oltre che dall’entourage della cancelliera tedesca Angela Merkel, per un euroscettico pericoloso, smanioso di alzare tanto la posta nelle trattative per una revisione delle regole della moneta unica da farne uscire l’Italia.

            Savona, si sa, ha cercato anche con un comunicato di smentire questa rappresentazione delle sue idee e progetti, ma non c’è stato verso. Di quel comunicato non è piaciuto neppure uno dei siti telematici con cui è stato diffuso, in odore o puzza, secondo i gusti, di euroscetticismo.

           Di Savona, insomma, non è andato bene niente negli uffici del Colle, dove peraltro Mattarella ha voluto evitare, forse significativamente, persino di nominare il pur autorevole economista, già ministro del governo paratecnico guidato da Carlo Azeglio Ciampi nel difficile passaggio dalla cosiddetta prima alla seconda Repubblica,  quando ha parlato della questione davanti alle telecamere per spiegare l’infausto epilogo del mandato di Conte.  

            Breda.jpg Ora al Quirinale, per ripetere le parole tra virgolette attribuite da Marzio Breda sul Corriere della Sera ai “consiglieri più sperimentati” del capo dello Stato, si assiste a “una deriva nichilsta” contro Mattarella “che lascia senza fiato”.

            Appartiene forse a questa “deriva” anche lo sfogo cui si è abbandonato il leghista Roberto Calderoli all’annuncio dell’incarico di presidente del Consiglio a Cottarelli.

           In particolare, pur avendo la Lega preso le distanze dal percorso parlamentare dell’impeachment annunciato da grillini e fratelli d’Italia, limitandosi  a partecipare alle manifestazioni di piazza in preparazione, Calderoli ha detto: “Dopo che Cottarelli sarà stato sfiduciato, Mattarella dovrà pagarne le conseguenze. La sua coscienza gli dirà se deve dimettersi. Io faccio solo notare che a noi del centrodestra mancavano 50 voti alla Camera, a Cottarelli ne mancano 500. E il Quirinale lo ha mandato in Parlamento”, dove invece, secondo Calderoli, avrebbe potuto essere mandato Salvini, non si capisce bene però se prima o dopo avere negoziato il “contratto” di governo con i grillini.

 

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it 

           

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