Il fuoco incrociato di destra, sinistra e grillini contro il solito toscano

            Uno vede la prima pagina del Giornale della famiglia Berlusconi, la paragona a quella del Fatto Quotidiano di Marco Travaglio sui 600 mila euro guadagnati tre anni fa da Carlo De Benedetti,  giocando in borsa sulle banche popolari grazie anche a informazioni assunte personalmente in Banca d’Italia prima e a Palazzo Chigi  poi, e si sente un po’ nei panni del tenente dell’ancora regio esercito italiano Alberto Innocenzi. Che sulle coste venete del 1943, inconsapevole dell’armistizio dell’8 settembre, e interpretato nel 1960 dal grandissino Alberto Sordi nel film “Tutti a casa”,  finisce sotto il fuoco dei tedeschi e ne ricava la convinzione che la Germania di Hitler si sia alleata improvvisamente con gli Stati Uniti.

            Il centrodestra una volta tanto davvero unito, senza i soliti sgambetti fra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, o fra lo stesso Salvini e il governatore uscente della Lombardia Roberto Maroni all’interno della Lega, i grillini e la sinistra dura e pura di Pietro Grasso, ormai sotto l’ala protettrice del giornale di Travaglio in funzione antirenziana, mitragliano il convoglio del Pd con le munizioni appunto di quei 600 milioni di euro guadagnati in borsa nel 2015 da Carlo De Benedetti grazie a informazioni attinte dall’allora presidente del Consiglio.

            In verità, come ho già accennato, l’editore di Repubblica aveva da poco  parlato quella volta delle banche popolari anche in Banca d’Italia con un dirigente di altissimo livello e di fiducia del governatore Ignazio Visco. Risulta dalla stessa telefonata di De Benedetti al suo operatore di borsa registrata dalla Guardia di Finanza e finita alla commissione parlamentare d’inchiesta sugli istituti di credito, tra le carte chieste alla  Procura di Roma e ottenute con i soliti vincoli di riservatezza.

            Ma del ruolo che potrebbe in teoria avere giocato nell’affare borsistico di De Benedetti la Banca d’Italia né al Fatto Quotidiano di Travaglio né al Giornale della famiglia Berlusconi interessa molto. Anzi, non interessa per niente, forse per il rispetto dovuto al sacrale istituto ex di emissione di via Nazionale, già difeso da entrambi i fronti di carta dall’”’imprudente assalto” -ricordate ?- condotto inutilmente dal Pd di Renzi addirittura nell’aula di Montecitorio con un documento accolto persino dal governo. Che, poi avrebbe ugualmente confermato Visco a governatore. Storie, o cronache, recentissime di ordinaria confusione politica.

              Adesso, a meno di due mesi dalle elezioni del 4 marzo, il problema principale per le opposizioni combinate di destra e di sinistra –di terra, di mare e di aria, fra le stelle di Grillo-  è di affondare Renzi e il suo partito. E in questa linea di fuoco va naturalmente affondata anche la Procura della Repubblica di Roma, che ha osato chiedere al giudice competente l’archiviazione dell’indagine condotta sul penultimo, terz’ultimo, non so, affare di De Benedetti. Ora la Procura ha protestato col presidente della commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche contro la diffusione di atti coperti ancora dal segreto istruttorio, ma figuratevi se qualcuno si preoccuperà di questo problema, e delle indagini che potrebbero derivarne.

             Che cosa potrà uscire da una campagna elettorale condotta in questo modo sul fronte mediatico, con incroci a dir poco disinvolti di interessi, partiti e leader, o presunti tali, è facile immaginare: un Paese ancora più opaco e ingovernabile.

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