Il processo di Travaglio al segretario del Pd per Insider Renzing

             In quel pentolone che è la commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche  l’acqua continua evidentemente a bollire, anche dopo che, sciogliendo le Camere, il presidente della Repubblica ha spento il fuoco con dichiarato sollievo del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nella conferenza stampa del 28 dicembre scorso.

            Proprio da quella commissione, che ha collezionato una quantità enorme di carte di varia provenienza, anche giudiziaria, è uscita una notizia che si ritrova su diversi giornali ma ha scatenato in modo particolare la curiosità, diciamo così, del Fatto Quotidiano e del suo infaticabile direttore Marco Travaglio. Ne è nato, sol solito fotomontaggio a tutta pagina, un nuovo processo a mezzo stampa contro l’altrettanto solito Matteo Renzi. Che in veste di presidente del Consiglio avrebbe anticipato nel gennaio del 2015 all’editore e finanziere Carlo De Benedetti il decreto legge di riforma delle banche popolari, consentendogli così di guadagnare in borsa seicentomila euro con disposizioni telefoniche intercettate dalla Guardia di Finanza.

            Il reato di questo processo mediatico in piena campagna elettorale sarebbe di Insider trading, come si chiama in inglese lo sfruttamento di notizie riservate per speculazioni finanziarie, tradotto politicamente nel titolo del suo  editoriale da Travaglio in  Insider Renzing con un’abilità professionale che sarebbe disonesto negargli.

            Ma l’abilità si ferma qui perché lo stesso Travaglio ha svelato la inconsistenza giudiziaria dell’affare sparato sulla prima pagina del suo giornale scrivendo della natura e del contenuto delle carte della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche usate per montare il caso, nonostante il deposito di una richiesta di archiviazione delle indagini condotte in materia dagli organi preposti: la Consob e la Procura della Repubblica di Roma.

            Di queste indagini lo stesso Travaglio ha scritto che “non sono state fatte a dovere”, nonostante la fiducia ch’egli è solito riporre nella magistratura, per cui “la lista completa degli affaristi che beneficiarono di soffiate sottobanco per riempirsi le tasche resterà avvolta nella nebbia”. In mezzo alla quale, provvisto di un suo potentissimo radar, Travaglio ha deciso di correre col suo giornale a tutta velocità, convinto di uscirne senza danni, a parte quelli che naturalmente potrà provocare ai nemici  di turno. Che poi sono sempre i soliti, anche se scrivendo al plurale, a nome di tutti quelli che lavorano con lui, egli ha scritto, testualmente: “Abbiamo spesso criticato Renzi per le sue politiche, ma sempre pensato che fosse onesto”. Al passato, quindi, pur al netto delle cronache giudiziarie, per esempio, della Consip. Ora che del tutto casualmente è campagna elettorale, par di capire che anche dell’onestà del segretario del Pd si possa dubitare, sin forse a spingersi a sospettare che egli abbia soffiato qualcosa all’amico e –allora- ammiratore De Benedetti proprio per fargli guadagnare un bel po’ di soldi, e magari ottenerne contropartite.

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