L’identità radicale curiosamente negata a Emma Bonino

Non ho la competenza o il requisito della militanza per contestare il perentorio invito  dell’amico carissimo Walter Vecellio a non confondere con la posizione del partito radicale quella di Emma Bonino. Che non solo ha deciso di candidarsi al Parlamento, anziché restarsene fuori, ma ha accettato la compagnia anomala, diciamo così, di un democristiano di lungo corso come Bruno Tabacci pur di fare a meno della raccolta delle 25 mila firme in pochi giorni richiesta dalla nuova legge elettorale ad una lista come la sua, non rappresentata nelle Camere uscenti. Dove invece Tabacci ha una rappresentanza provvista di tutti i bolli e bollini necessari, con una delle tante insegne derivate dalla storia della Dc.

Convinto che il compianto Marco Pannella mai le avrebbe permesso questo passaggio della sua intensa attività politica, o lo avrebbe mai condiviso, Vecellio si è forse riconosciuto nella distinzione che fra Emma Bonino e Pannella ha fatto nel suo lungo intervento domenicale su Repubblica Eugenio Scalfari. Che avendo da giovane partecipato, ben prima della fondazione del giornale su cui scrive, alla gestazione del partito radicale, una sua competenza la rivendica nel ricostruirne la storia e nel valutarne i protagonisti.

Segnate le differenze fra l’intransigenza personale e politica di Pannella e il pragmatismo della Bonino, di cui ha apprezzato le prove date nei ruoli governativi e istituzionali che le è capitato di svolgere, Scalfari ha optato per lei, iscrivendola peraltro di ufficio alla tradizione rosselliana di Giustizia e Libertà.  E ne ha condiviso anche l’intesa con Tabacci assegnandole con certezza lo sbocco che ne’ l’una né l’altro, in verità, hanno ancora definito: l’apparentamento della loro lista +Europa col Pd. Che è poi lo sbocco immaginato -credo- anche da Vecellio, proprio per questo però ancora più convinto che la Bonino non debba essere confusa col partito radicale e, più in generale, con il lascito di Pannella: una confusione, quindi, la cui contestazione unisce e al tempo stesso contrappone Vecellio e Scalfari.

Eppure c’è qualcosa che non mi convince in questa necessità di tenere distinti la Bonino e Pannella che curiosamente accomuna con opposte finalità Vecellio e Scalfari. Al quale ultimo Giovanni Negri  sul Fatto Quotidiano ha contestato “la beatificazione” della Bonino perché finalmente diventata “la radicale di salotto” comoda ai poteri di turno. Il che sarebbe, per Negri, una volta morto Pannella, “una delle tante controprove che certifica la fine di una storia politica”: quella dei radicali, cui lo stesso Negri ha partecipato da posizioni anche di rilievo.

Pur consapevole, per carità, dei loro rapporti difficili, mai così difficili come negli ultimi tempi di Pannella, non riesco francamente a separare la storia politica di questa coppia politica del radicalismo vissuto come elettore, prima ancora che come amico di entrambi. I due sono stati molto più simili di quanto essi stessi potessero accorgersi di essere, o volessero ammettere. E come ora negano decisamente  i critici o gli avversari di Emma, inconsapevolmente partecipi di un’altra storia: quella ordinaria dei fratelli coltelli, comune un po’ a tutte le esperienze politiche.

Nel decretare la fine della storia radicale per via del presunto tradimento consumato dalla Bonino del leader storico del movimento, lo stesso Negri si è felicemente contraddetto ricordando così il vecchio appello di Pannella ai suoi apostoli laici: “insediatevi, moltiplicatevi, contaminate gli altri”. Persino Tabacci, cui Marco -a dispetto dei vignettisti scatenatisi contro la Bonino in questi giorni applicandole il cartello del ” Sale e Tabacci”- era più vicino di quanto pensasse per il suo noto, ostinato tabagismo. Anche la satira a volte si prende le sue rivincite.

 

 

Pubblicato su Il Dubbio

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