Processo ai giornali dopo le ultime notizie su Marcello Dell’Utri

Finalmente un procuratore generale, quello di Caltanissetta, è incorso nelle invettive di un giornale –Il Fatto Quotidiano diretto da Marco Travaglio- che d’abitudine si riconosce nelle posizioni dei magistrati d’accusa. Ed è generalmente portato a scambiare chi ne dissente per un mentecatto o un criminale, complice dell’imputato di turno.

“Vergogna” ha gridato in apertura della prima pagina il giornale di Travaglio per avere il procuratore generale del lontano distretto giudiziario siciliano chiesto alla locale Corte d’Appello di sospendere l’esecuzione della pena a carico di Marcello Dell’Utri. E ciò non perché il detenuto stia male, come hanno riconosciuto a Roma altri giudici che però hanno deciso di lasciarlo lo stesso fra le sbarre di Rebibbia, ma perché la sua condanna per concorso esterno in associazione mafiosa ha ormai il piombo, diciamo così, nelle ali. E’ il piombo della Corte europea dei diritti dell’uomo, che già nel 2015 ha abbattuto una condanna analoga di Bruno Contrada, i cui effetti sono stati conseguentemente annullati, sia pure a cose ormai fatte, dalla Cassazione.

Indotto dalla logica, non dal capriccio, a prevedere lo stesso esito per il ricorso a suo tempo presentato ai giudici europei da Dell’Utri, condannato in Italia in via definitiva per fatti avvenuti o compiuti prima ancora che nascesse il reato di concorso esterno, appunto, in associazione mafiosa contestato all’ex senatore, il procuratore generale di Caltanissetta ha con onestà proposto di sospendere intanto l’esecuzione della pena. Che potrebbe essere ripresa e portata a termine se il verdetto europeo dovesse a sorpresa essere diverso da quello che ha restituito a Contrada, fra l’altro, i gradi e gli emolumenti della Polizia.

“Vergogna”, ripeto, ha reagito il giornale di Travaglio diffidando di fatto i giudici d’appello di Caltanisetta, dove pende un procedimento di giudizio di revisione intentato dai difensori di Dell’Utri, dall’accettare la richiesta cautelativa dell’accusa. Che evidentemente si è vergognata dell’opposto: cioè di sottrarsi, giusto per evitare gli  insulti di Travaglio e simili, alla possibilità di risparmiare al detenuto di Rebibbia altri due anni e più di detenzione prevedibilmente illegittima.

Va detto tuttavia, a questo punto, che ancor più grottesca della vergogna gridata dal Fatto Quotidiano contro il procuratore generale di Caltanisetta è la distrazione, chiamiamola così, di quasi tutti gli altri giornali italiani, che non hanno ritenuto di mettere in prima pagina la notizia riguardante Dell’Utri: non il Corriere della Sera, non la Repubblica, non La Stampa, non le testate del gruppo Riffeser-Monti, non Il Messaggero, non Il Sole 24 Ore, non Avvenire, non il Manifesto, non Il Foglio di Giuliano Ferrara e Claudio Cerasa, non Libero di Vittorio Feltri, non la Verità di Maurizio Belpietro. E neppure -udite, udite- il Giornale della famiglia Berlusconi, dove Dell’Utri era o poteva considerarsi, diciamo così, di casa prima di finire in prigione. 

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