Il lungo inferno di Contrada che grida vendetta

         Già di suo ha dell’orribile l’assoluzione postuma di Bruno Contrada: postuma, pur essendo l’interessato fortunatamente ancora in vita con i suoi 86 anni sulle spalle, perché successiva alla condanna interamente applicata, fra carcere vero e proprio e detenzione domiciliare, per complessivi 120 mesi. Non meno gravi sono i due anni che la Corte di Cassazione ha impiegato in Italia per trarre le conseguenze dell’assoluzione -ripeto- postuma dopo il verdetto della giustizia europea che nel 2015 aveva sancito la illegittimità della condanna comminata per concorso esterno in associazione mafiosa a Contrada per fatti compiuti prima che quel reato venisse partorito non dal legislatore, ma dalla giurisdizione, cioè da una sentenza della stessa Cassazione.

         E’ una storia orribile anche sotto il profilo della dottrina, oltre che su quello umano. Ma non meno orribile è il tentativo che i responsabili della vicenda finalmente chiusa stanno facendo per giustificare il loro operato, nei venticinque anni precedenti, dando praticamente dei matti o degli ignoranti ai giudici europei e infine anche italiani che si sono decisi a mettere una pezza -ripeto ancora- postuma all’accaduto. Matti o ignoranti, perché non saprei come altro tradurre diversamente l’ex capo della Procura di Palermo Giancarlo Caselli quando dice alla Stampa che gli assolutori di Contrada non hanno capito niente né dell’ex condannato né della mafia. E lo dice ammettendo di non avere ancora letto la sentenza della Cassazione, per cui non so cos’altro di ancora più grave potrà dire quando ne verrà a conoscenza.

         Non è mai passato dalla testa di inquirenti e giudicanti del passato che Contrada per mestiere, da poliziotto e poi da uffficiale dei servizi segreti, non potette non avere rapporti bord line, diciamo così, con la malavita organizzata per saperne di più, arrestarne i protagonisti e consentire ai suoi successori di completare l’opera. Non hanno mai avuto il sospetto, inquirenti e giudicanti, ch’egli potesse essere rimasto vittima di giochi interni di corpo e quant’altro. Ancora sta lì, il buon Caselli, ad elencare quelle che lui considera ancora le gravissime malefatte di Contrada, anche dopo che l’uomo è stato assolto.

         Auguro a Contrada di vivere ancora abbastanza per vedere l’avvio e la conclusione positiva del procedimento che ha il diritto di promuovere per essere risarcito dei danni ingiustamente subiti. Il risarcimento sarà pagato naturalmente dallo Stato, ma da cui spero sarà promossa poi azione di rivalsa su chi ha sbagliato, perché a sbagliare sono stati, prima ancora dell’astratta entità statuale, uomini in carne e ossa che hanno agito in suo nome.

 

 

 

 

 

Ripreso da http://www.formiche.net del 9-7-2017 col titolo: Storia orribile dell’inferno vissuto da Bruno Contrada

        

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