Auguri all’Unità che sciopera

         A guastare la festa della prevista, direi scontata vittoria di Matteo Renzi nelle primarie di domani, 30 aprile, che gli restituiranno la segreteria del Pd, sarà l’assenza dalle edicole, proprio quel giorno, de l’Unità. Che è il quotidiano storico della sinistra italiana, fondato nel 1924 da Antonio Gramsci, di cui è stato celebrato giovedì scorso l’ottantesimo anniversario della morte, avvenuta in una clinica romana dopo una lunga detenzione sospesa per disposizione personale di Mussolini solo quando l’interessato stava ormai spegnendosi. Tutto di quella detenzione fu atroce e vergognoso, a cominciare dall’arresto, eseguito quando Gramsci era deputato.

         Non foss’altro per queste circostanze evocative, e non solo per la coincidenza con le primarie congressuali di un partito che ne è ancora il punto di riferimento politico, gli amministratori dell’Unità avrebbero potuto, anzi dovuto scegliere un altro momento per l’ennesimo scontro con la redazione obbligandola allo sciopero. Che è stato proclamato appena dopo che era stato deposto il nuovo direttore, Bucciantini, succeduto al dimissionario Sergio Staino. Una rimozione motivata dal dissenso da un piano di ristrutturazione e insieme di rilancio, o tentativo di rilancio, che il nuovo direttore si accingeva ad esporre ad una redazione sotto minaccia di licenziamento quasi collettivo, essendo in pericolo 20 dei 28 redattori.

         I fatti parlano da soli. Ogni commento a questo punto è davvero superfluo. Tanti auguri all’Unità. La cui testata avrebbe potuto e dovuto essere o diventare -ma è augurabile che riesca ancora a diventare- l’unico posto o momento di ritrovo di una sinistra ancora una volta troppo divisa.

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