Le attrazioni fatali fra Grillo e Salvini

 

         A dispetto delle previsioni o sensazioni di Marco Travaglio, che pure di Grillo e grillini se ne intende anche perché ha più occasioni di altri di frequentarli, godendo di una loro quasi istintiva fiducia per disporre di comuni antipatie, c’è qualcosa che sempre di più avvicina pentastellati e leghisti. Qualcosa che potrebbe anche indurli ad alleanze post-elettorali per il governo, se la somma dei loro seggi parlamentari, e magari anche di quelli di destra dei Fratelli d’Italia, dovessero bastare a fare maggioranza.

         Grillini e leghisti hanno una crescente e comune diffidenza, a dir poco, di fronte al fenomeno dell’immigrazione. Che è destinato ad avere un peso sempre più grande nella valutazione dei programmi delle forze politiche e delle loro compatibilità.

         E’ significativa la luce che Grillo sta accendendo sulle indagini giudiziarie dalle quali è tentata la Procura di Catania sulla presenza sempre più numerosa di associazioni non governative, cioè di volontariato, provviste di navi e naturalmente di soldi, per il soccorso in mare dei migranti già al largo delle coste libiche. Che sono quelle dalle quali proviene la maggior parte dell’immigrazione destinata verso le coste italiane ma imbarcata su mezzi sfacciatamente inadatti a coprire le distanze fra i due paesi.

         C’è il sospetto sempre più fondato e inquietante di affari su un fenomeno che ormai costa all’Italia più di quattro miliardi e mezzo di euro l’anno.

         La denuncia di simili affari è da tempo una costante della Lega guidata da Matteo Salvini. Dal cui elettorato peraltro i grillini hanno giù avuto consistenti soccorsi nelle elezioni amministrative per la vittoria dei loro candidati a sindaci nei ballottaggi con esponenti del Pd.

         Travaglio, ospite sempre più abituale del salotto televisivo di Lilli Gruber, a la 7, ha dubitato che gli elettori grillini, particolarmente numerosi nel Sud, gradiscano aiuti dai leghisti. Ma gli aiuti, si sa, si possono prendere e guadagnare anche quando non sono graditi. Basta che siano utili.

         Ciò avvenne durante la cosiddetta prima Repubblica quando Indro Montanelli invitò i suoi lettori, prevalentemente laici, a votare la Dc turandosi il naso pur di non farla sorpassare dal Pci, allora, di Enrico Berlinguer.

         Quel naso turato diede fastidio grandissimo ai dirigenti e a molti elettori tradizionali dello scudo crociato. Ma altrettanto grande fu il beneficio che ne ricavarono nelle elezioni anticipate del 1976, quando la Dc non solo non fu sorpassata dal Pci ma aumentò le distanze che li avevano separati nelle elezioni regionali dell’anno prima. Con l’effetto, poi poco gradito da Montanelli, che democristiani e comunisti si accordarono dopo le elezioni in nome della “solidarietà nazionale”: gli uni realizzando un governo “monocolore” presieduto da Giulio Andreotti e gli altri appoggiandolo dall’esterno.

         Chissà se non potrà accadere lo stesso con grillini e leghisti nella nuova legislatura, in nome del comune interesse ad evitare il fallimento del paese per gli oneri dell’immigrazione.

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