Grillo stordisce i monsignori e inguaia Tarquinio

         Dal “contrordine, compagni” , come si diceva ai tempi del vecchio Pci, dove le direttive potevano cambiare disinvoltamente, siamo dunque passati al “contrordine, monsignori”, intesi come vescovi: in particolare, i vescovi italiani spiazzati da una lunga intervista di Beppe Grillo al loro giornale, Avvenire. Cui peraltro il comico genovese sembra che avesse collaborato qualche volta, prima di investire la sua notorietà in politica fondando con l’amico Gianroberto Casaleggio il MoVimento 5 Stelle e diventandone il “Garante”, con la maiuscola.

         Parecchi monsignori, fra i quali il presidente uscente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco, e persino il segretario generale Nunzio Galantino, del quale non si può proprio dire che sia un conservatore, sono saltati sulla sedia, e magari si sono anche fatti il segno della croce alla rovescia, vedendo il tanto e comodo spazio concesso dal loro quotidiano a un leader politico così imprevedibile e divisivo come Grillo. Di cui i vescovi non sanno se temere di più i vaffanculo che grida sulle piazze d’Italia, molte volte di fronte a qualche Chiesa, visto che sono poche le piazze italiane che ne sono prive, o le imprecazioni contro le troppe esenzioni fiscali che, secondo lui, sono concesse alla Chiesa nel territorio nazionale.

         C’è stato addirittura un momento, di recente, in cui Grillo ha dato l’impressione di considerare abusiva anche la proprietà vaticana degli omonimi musei, per cui riteneva che una parte degli incassi dovesse essere destinata quanto meno al Comune di Roma, da meno di un anno guidato da una sindaca pentastellata che non sa dove trovare i soldi per proteggere in città le immondizie da topi, maiali, cinghiali e uccellacci.

         Ma già sorpresi dallo spazio così generosamente concesso dal loro giornale a Grillo, comprensibilmente interessato a pescare voti fra i cattolici per vincere davvero le elezioni, i monsignori ancor di più hanno strabuzzato gli occhi leggendo sul Corriere della Sera un’intervista del direttore del loro giornale, Marco Tarquinio. Che si era lasciato andare ad una confessione di questo tipo sulle posizioni del movimento grillino: “Sui grandi tempi, nei tre quarti dei casi abbiamo sensibilità comuni”. Una specie insomma, questo Tarquinio, di Pier Luigi Bersani o di Michele Emiliano in salsa cattolica, essendo notoriamente l’uno e l’altro convinti che Grillo sia una costola della sinistra, come a suo tempo Massimo D’Alema disse di Umberto Bossi e della sua Lega per sottrarli alla corte che Silvio Berlusconi aveva deciso di tornare a far loro, una volta passatagli l’arrabbiatura per lo sgambetto ricevuto dopo soli sei mesi di governo, alla fine del 1994.

         I reverendi monsignori, non contenti della premura con la quale il settimanale Famiglia Cristiana aveva già sfottuto “il Vangelo secondo Grillo” e denunciato “le pulsioni anticlericali e laiciste” dei seguaci del comico genovese, debbono avere tirato ben bene le orecchie al direttore del loro quotidiano se questi ha dovuto precisare il carattere personale, anzi personalissimo delle sue “opinioni” su Grillo, che non intendevano “impegnare in alcun modo” il proprio “editore”.

         Grillo quindi è riuscito a inguaiare il povero Tarquinio più ancora di quanto non avesse già inguaiato se stesso confessando all’Avvenire che nel suo movimento “non esiste una strategia” per arrivare da padrone dentro Palazzo Chigi, e non fermarsi davanti per la solita protesta di giornata.

         A questo punto il problema dei vescovi italiani non è più tanto Grillo quanto il direttore del loro giornale.

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