Le fantasie di Tangentopoli

La storia dei poveri industriali concussi, costretti cioè a finanziare, e in nero, la classe politica pur di lavorare e far lavorare la considerai subito più fantasia che realtà. Fui decisamente controcorrente. Ma credo, modestamente, che i fatti mi diedero spesso ragione quando dai processi mediatici si passò finalmente ai processi veri: quelli nei tribunali.

La Fiat -tanto per fare il nome di un’azienda o di un gruppo- mi apparve subito troppo grande e forte per poterla immaginare in ginocchio di fronte ad una politica ancora più forte di lei, dei suoi amministratori, del suo mitico “avvocato” e presidente. Che metteva soggezione al solo mostrare quell’orologio originalmente allacciato sul polso della camicia, credo non per non usurarne l’orlo.

 

 

Domani su Il Dubbio

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