Come accade per la calura davanti ai ventilatori o ai condizionatori d’aria, sta venendo il torcicollo ai vannacciani, peggio ancora ai vannaccisti, che scrutano azioni e reazioni, soprattutto a sinistra, del generale dell’estrema destra sperando di ricavarne chissà quali e quanti vantaggi. A cominciare, naturalmente, dalla sconfitta elettorale del centrodestra per effetto dei voti che il generale saprà, vorrà, riuscirà a togliergli consentendo il sorpasso e la vittoria degli aspiranti all’alternativa ad un secondo governo di Giorgia Meloni. E, magari, anche alla sua tenuta, temutissima ambizione a diventare la prima donna pure al Quirinale come presidente della Repubblica, rigorosamente al maschile preferito dall’interessata anche come presidente del Consiglio.
Sui sognatori del sorpasso dev’essere caduta addotto come una tegola la disponibilità espressa dal generale a rimanere o rientrare, come preferite, nel centrodestra già prima delle elezioni. O la disponibilità espressa dal vice presidente della Camera Giorgio Molè, a nome o per conto di non ho capito bene quale parte di Forza Italia, ad accettare un’intesa per un campo del centrodestra largo come quello del cosiddetto centrosinistra.
Un tegola tuttavia, sempre per i sognatori del sorpasso, può essere diventato il sostanziale veto opposto dal capo tuttora, pur sofferente, della Lega Matteo Salvini. Sofferente pure per i voti che nei sondaggi sta perdendo direttamente a favore del generale già vice segretario del partito che fu di Umberto Bossi. “Non mi lascerò fregare una seconda volta”, ha detto Salvini, convinto che l’emorragia elettorale del Carroccio sarà contenuta e non favorita se e quando sarà chiaro, incontrovertibilmente chiaro, che un voto a Vannacci sarà utile solo alla sinistra. E potrà tornare sulla scena il fantasma di Indro Montanelli che votava e faceva votare la Dc “col naso turato”, ai danni anche dell’amico Ugo La Malfa e altri laici, per evitare che essa fosse sorpassata dal Pci di Enrico Bewrlinguer. La Dc in questo caso sarebbe, sempre al femminile, Giorgia Meloni.
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