Il grande caos nel campo dell’alternativa al centrodestra

Se lo fa per scaramanzia, pensando ai vantaggi ricavati quattro anni fa da Giorgia Meloni con i buoni rapporti avuti con Mario Draghi a Palazzo Chigi, pur praticando l’opposizione, sino a guadagnarsene quasi un’investitura alla successione, la segretaria del Pd Elly Schlein fa bene a consultarsi con l’ex presidente del Consiglio, come gli viene attribuito da cronache, retroscena e quant’altro.  E magari anche a fare tesoro dei suoi consigli più e meglio di quanto usi con Romano Prodi. Che ogni tanto si lascia scappare parole e gesti di insoddisfazione o malumore nei suoi riguardi per tempi e metodi con i quali la pulzella del Nazareno prepara l’alternativa al centrodestra, più rinviando che adottando le decisioni spettanti a chi aspira addirittura a guidare la coalizione di cosiddetto centrosinistra. O semplicemente l’alternativa dei progressisti, visto il fastidio che procura la sinistra, solo a nominarla, a Giuseppe Conte, atro aspirante a Palazzo Chigi nella convinzione di avervi dato ottime prove quando gli toccò di passarvi, come un Benso di Cavour reincarnato nella fantasia  giornalistica di Marco Travaglio.

       Se non é invece per scaramanzia, o per scelta tattica, ma per convinzione maturata pur nell’inseguimento testardamente unitario di Conte, temo che alla Schlein la frequentazione di Mario Draghi, chiamiamola così, sia destinata a procurarle più guai che altro. Non l’accredita al centro, dove già si affollano personaggi certamente più vicini a Draghi di lei, a cominciare da Matteo Renzi ancora orgoglioso di avere mandato a Palazzo Chigi l’ex presidente della Banca Centrale Europea, e decisi a rappresentare loro al meglio il suo profilo. E l’allontana ancora di più dalla sinistra su cui Conte, nel suo percorso di ritorno a Palazzo Chigi, conta -scusate il bisticcio delle parole- pur non considerarsene parte.

       Lo scenario è, a di poco, confuso. Direi, caotico.

Pubblicato sul Dubbio

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