La Schlein conquista la guida del Pd accollando alla Meloni la strage dei migranti in Calabria

Altro che il “fattore donna” evocato “anche a sinistra” dalla Stampa per spiegare “la sorpresa”, avvertita da un pò tutti i giornali, della vittoria di Elly Schlein su Stefano Bonaccini nelle primarie per la segreteria del Pd. Purtroppo pesa su questo successo indubitabile sul piano numerico,  per carità,  lo sciacallaggio compiuto dalla Schlein, volente o nolente, addebitando alla “coscienza del governo” la strage di migranti sulla costa calabrese di Cutro. Nelle cui acque o sulla cui spiaggia sono state raccolte una sessantina di salme di donne, bambini e uomini ma si teme che il bilancio delle vittime superi i cento morti. 

Il barcone che trasportava dalla Turchia  disperati provenienti da terre devastate dalle guerre e dal terremoto si è spezzato per le condizioni agitate del mare ed ha fornito alla Schlein, ad urne dei gazebo ancora aperte, l’occasione di prendersela appunto col governo in carica: non con gli scafisti che si fanno strapagare la corsa alla morte che offrono ai disperati, non con l’Europa che finanzia il rigore della Turchia nella sorveglianze dei confini terrestri, per precluderli a chi cerca altrimenti  la salvezza, non con la cattiva sorte. No, solo e sempre con il governo, come se qualche nave dei soccorsi volontari fosse sul percorso scelto dai mercanti di carne umana e fosse stata tenuta lontana dalle direttive di Gorgia Meloni a Palazzo Chigi, o del ministro Matteo Piantedosi al Viminale, o di un altro Matteo, Salvini, dal Ministero di Porta Pia.

La sola idea che l’attacco al governo della Meloni, scomodatasi lo stesso a complimentarsi con la sua vittoria, possa avere aumentato le carte in mano alla Schlein per la sua scalata al Nazareno mi procura personalmente i brividi. E mi sorprende -a proposito di sorprese, appunto- che non ne abbia procurati anche ad altri leggendo o spulciando le tante cronache e i tanti commenti alla conclusione, finalmente, del lunghissimo percorso congressuale dell’ancora principale partito di opposizione. Attorno al quale la nuova segretaria si è impegnata ad organizzare una rete di rapporti e di iniziative da fare vedere finalmente i cosiddetti sorci verdi alla  presidente del Consiglio. 

Mi permetto e mi limito a ricordare agli smemorati ciò che ieri, quando ancora non si era verificata la tragedia sulle coste calabresi e tutto sembrava avviato verso  l’abitudinaria conferma nei gazebo del candidato designato dalla maggioranza degli iscritti, “il rischio” confidato a Repubblica dall’ex capogruppo al Senato ed ex tesoriere del Pd Luigi Zanda, convintosi a votare Bonaccini pur dopo averne contestato il proposito di fare contemporaneamente il segretario del partito e il presidente della sua regione: “il rischio  -ha spiegato Zanda- di due maggioranze diverse, una nei circoli e una nei gazebo. Questo risultato produrrebbe una spaccatura molto grave con aspetti serissimi sulla tenuta del Pd. Non solo negherebbe agli iscritti il diritto di scegliersi il segretario, ma li delegittimerebbe”.  

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