Il dramma ucraino nel solito fango della politica interna italiana

Se il problema non fosse drammaticamente serio, trattandosi della guerra in Ucraina, ci sarebbe da divertirsi a vedere, sentire e leggere le rappresentazioni politiche e mediatiche in Italia del grande traffico, chiamiamolo così, svoltosi nelle ultime 48 ore tra Kiev e Varsavia. Cui hanno partecipato il presidente americano Joe Biden e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni per ribadire e rappresentare fisicamente il sostegno dei rispettivi paesi, e più in generale dell’alleanza atlantica e dell’Unione Europea, alla causa dell’indipendenza e della sopravvivenza dell’Ucraina aggredita dai russi. 

Ciò che di questo traffico, e dello scontro a distanza verificatosi fra Biden e Putin -“a testate”, ha titolato il manifesto pensando forse anche a quelle nucleari di cui dispongono l’uno e l’altro- è diventato centrale nei racconti italiani “lo schiaffo” -come ha titolato La Stampa- che  il presidente ucraino Zelensky, nella conferenza stampa congiunta con la Meloni dopo il loro incontro, ha voluto dare a Silvio Berlusconi rispondendo ai giornalisti sulla posizione critica assunta verso di lui in Italia dall’ex presidente del Consiglio. Che notoriamente lo considera “il signore” maggiormente o unicamente responsabile della guerra in corso.

Mentre Berlusconi dall’Italia ha scelto sul Giornale di famiglia “il silenzio” gridato nel titolo di prima pagina, rompendolo solo per opporre la sua esperienza adolescenziale di “sfollato”, nella seconda guerra mondiale, alla situazione rinfacciatagli da Zelensky di non avere subito attacchi alle sue case e cose dall’amico Putin; mentre Berlusconi, dicevo, ha scelto “il silenzio” altri insospettabili suoi avversari come Il Fatto Quotidiano ne hanno preso le difese. E accusato la Meloni di aver lasciato offendere il suo alleato di governo. “Zelensky -ha titolato il giornale di Marco Travaglio- umilia Meloni insultando Berlusconi”. 

Anche il mio amico Piero Sansonetti, che con Travaglio si prende di solito a testate, per  dirla come ilmanifesto, ha tradotto e liquidato così sul suo Riformista la conferenza stampa congiunta del presidente ucraino e della premier italiana: “Zelensky insulta Berlusconi. Fallisce la visita di Meloni a Kiev”. Che ora dovrà vedersela con l’alleato, forse come l’ha rappresentata Stefano Rolli nella vignetta di prima pagina del Secolo XIX, dove la premier respinge con un cazzotto un Berlusconi smanioso di sapere come fosse andata la missione a Kiev da lui sconsigliata pubblicamente.

Non so se la Meloni sia davvero rimasta spiazzata e umiliata dal presidente ucraino rappresentato su Repubblica come “l’elefante nella stanza”. Ma so che nella conferenza stampa congiunta, come ho letto sul Sole 24 Ore con la firma dell’inviata Barbara Fiammeri, non ha avuto alcun imbarazzo a confermare l’appoggio del suo governo all’Ucraina “sino alla fine”, a prescindere dalle opinioni del Cavaliere. “E’ così che si parla”, ha titolato e commentato Il Foglio. 

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