Il gioco del dito e della luna a Montecitorio sul caso del detenuto anarchico Cospito

Fra la “rissa alla Camera” annunciata dal Corriere della Sera, la “bomba Cospito in Parlamento” dal Giornale, la “bagarre” in rosso dalla Verità, “il caos” in nero dal manifesto e altro ancora qualcuno sarà sobbalzato accostandosi all’edicola. Calma, a Montecitorio non è successo nulla di più grave o insolito di quanto accaduto in altri momenti vivaci dell’attività parlamentare.

Si è solo ripetuto il vecchissimo, abusato spettacolo politico del dito e della luna. O una  “farsa”,  come ha scritto Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano guadagnandosi per la seconda volta in pochi giorni il mio consenso, e preoccupandomi non poco per questo.

Il dito, o la mano, è quello levato in aula del giovane e sostanziale vice di Giorgia Meloni nel partito,  Giovanni Donzelli, nonché vice presidente del Copasir, che è il comitato bicamerale di vigilanza e quant’altro sui servizi segreti. La luna è il carcere di Sassari, dove il 12 gennaio scorso una delegazione del Pd ha fatto visita al detenuto anarchico Alfredo Cospito. Che in modo del tutto casuale, per carità, ha abbinato al percorso dei primi cento giorni del governo in carica uno sciopero della fame contro il regime del carcere duro cui è stato sottoposto per i reati commessi e per i perduranti collegamenti con i suoi amici anarchici  all’esterno, che non trascorrono il loro tempo  solo giocando a carte o facendo gite. 

Dal carcere duro Compito, dichiaratamente solidale con i mafiosi che vi sono trattenuti, ha notoriamente deciso di uscire al più presto vivo o morto, riducendosi dopo più di 100 giorni di digiuno a un cencio. E, in più, disponendo per iscritto il divieto di somministrargli cibo e quant’altro nello stato di incoscienza in previsione del quale l’amministrazione penitenziaria l’ha prudentemente trasferito da Sassari ad Opera, dove esistono condizioni migliori di soccorso e assistenza. 

La luna indicata con proteste e richieste di chiarimento da Donzelli -che rischia per questo di perdere la vice presidenza del Copasir, essendo sospettato di avere assunto informazioni presso i servizi segreti, ed avrebbe addirittura infastidito per le implicazioni politiche la stessa Meloni, almeno stando ad un titolo di Avvenire- non è piaciuta neppure agli esponenti del Pd che l’hanno frequentata andando a trovare Cospito in carcere. Sono, di preciso, la capogruppo alla Camera Debora Serracchiani, il tesoriere e già responsabile dei problemi della giustizia per il Pd Walter Verini, l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando e Bachisio Silvio Lai. Del quale francamente ignoro le competenze specifiche nel partito, immaginando che ne abbia ed escludendo che la delegazione mossasi per controllare lo stato di salute del detenuto, e quanto meno consolarlo, non volendo pensare che l’abbia voluto anche incoraggiare, sia stata formata col bilancino delle correnti del partito. Che è impegnato nel suo lungo percorso congressuale dopo la sconfitta elettorale di settembre. Sarebbe la ciliegina sulla torta. 

Ripreso da http://www.startmag.it e http://www.policymakermag.it

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