La rincorsa paradossale del “secondario” da parte di Giorgia Meloni

All’insorgenza di ogni difficoltà nei rapporti con gli alleati di centrodestra per la formazione del governo, in attesa che le tocchi davvero l’incarico  di presidente del Consiglio dopo l’insediamento delle Camere e le consultazioni di rito al Quirinale, Giorgia Meloni declassa il problema a “questione secondaria”. E cerca così di smarcarsi, fra un appuntamento e l’altro dei suoi, come quello di ieri con gli eletti del suo partito.

D’altronde non ci sono alternative a questo modo di procedere, essendo ancora tutto appeso per aria. Neppure alle opposizioni conviene drammatizzare la rappresentazione dei fatti e chiedere chissà quali accelerazioni perché anch’esse hanno i loro problemi e non sono certamente in grado di formulare alternative ad una coalizione di centrodestra che dispone della maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. 

Giuseppe Conte

Non è che scendendo in piazza, le opposizioni si ritrovino d’incanto unite e tanto meno in vantaggio. Tutt’altro. La manifestazione pacifista, per esempio, adombrata da Giuseppe Conte di fronte alla recrudescenza della guerra in Ucraina se davvero si dovesse svolgere, metterebbe in difficoltà proprio il presidente del MoVimento 5 Stelle perché interromperebbe, con un netto rifiuto del Nazareno, il processo di liquefazione del Pd avviatosi con l’annuncio delle dimissioni del segretario Enrico Letta e l’avvio delle procedure congressuali dopo che lo stesso Conte aveva posto come condizione per la ripresa di un rapporto il cambiamento del “gruppo dirigente” di quello che, fra l’altro, rimane nei numeri elettorali e parlamentari il principale partito di opposizione. 

Certo, sono ripresi i sondaggi, dai quali emerge una certa tendenza di Conte a guadagnare di più e di Enrico Letta a perdere ulteriori decimali, ma il Parlamento ormai è quello che è e nessuno può onestamente pensare  ad un altro scioglimento a breve delle Camere, in pendenza peraltro del bilancio. Ognuno quindi si deve dare quella che si chiama una regolata e mettersi al passo con la realtà interna e internazionale, sociale e politica, economica e finanziaria, e sanitaria. 

Mario Draghi e i ministri sullo scalone di Palazzo Chigi

Per fortuna in questo passaggio di mano, e di legislatura, i partiti -paradossalmente, loro malgrado- hanno potuto contare sulla serietà di comportamento e sul prestigio internazionale di un governo come quello di Mario Draghi. Che ieri ha messo in fila per la foto di commiato i suoi ministri sullo scalone di Palazzo Chigi ricordando che i governi passano ma l’Italia resta, qualunque sia -mi permetto di aggiungere- il ministro dell’Economia che alla fine riuscirà a trovare, tecnico o politico che sia, una Giorgia Meloni forse sorpresa, ed anche preoccupata, da tante resistenze incontrate  nella ricerca. 

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