Draghi separa le emergenze e alleggerisce almeno quella pandemica

Titolo di Repubblica
Titolo del manifesto

Ma chi l’ha poi detto che dobbiamo tutti e sempre farci guastare la notte andando a letto con le inmagini televisive provenienti dall’Ucraina, e la mattina preferendo i giornali con i titoli spesso “a ferro e a fuoco”, come quello ripropostoci oggi dal manifesto, dopo il binomio meno truce di “bombe e dialogo” dei giorni precedenti. Un’alternativa a questo tipo di informazione c’è e l’ha appena offerta, nei panni ancora e fortunatamente responsabili di Mario Draghi. Il presidente del Consiglio ci ha comunicato in tutta tranquillità, senza strappi o bruciature sui vestiti, con mascherine nitide ancora in mano, mica incenerite, che in Italia le cose vanno meglio. Tanto meglio che stiamo ormai uscendo dall’emergenza virale, potremo riaprire -ha detto o spalleggiato il ministro della Salute garantito dal cognome Speranza, anche quello che in verità non abbiamo mai neppure del tutto chiuso, e affrontare fiduciosi l’arrivo della primavera. E pazienza se quegli incontentabili rompiballe della Verità hanno avvertito ritardi anche in questo perché le ferie pasquali, per chi se le potrà permettere o le vorrà fare, non saranno ancora fuori da tutti i vecchi recinti di divieti e simili. 

Titolo della Verità

        Sovrapporre due emergenze ha sfiancato anche uno come Draghi, e temo anche il presidente della Repubblica fattosi confermare, dopo tanti tira e molla, quando lo stesso Draghi con garbo ma realismo gli ha fatto capire che continuando magari a opporsi ad una rielezione egli avrebbe portato solo alla caduta del governo e ad una crisi gestita da una presidente supplente della Repubblica -Maria Elisabetta Casellati eccetera eccetera- di cui ancora si riferiva che andasse in giro per il Senato a parlare da sola della propria fallita candidatura al Quirinale. 

Titolo del Messaggero

                Per adesso l’epidemia virale va quindi  meglio, o così sembra agli scienziati cui tutti garantiscono l’ultima parola, e tanto dovrebbe bastarci a consolarci. In Ucraina certamente le cose vanno invece male, e non si capisce bene se peggio per l’aggressore Putin o per gli aggrediti e suoi sfortunati vicini di casa, ma il presidente Zelensky in mezza tuta militare parla ogni giorno dai suoi rifugi segreti ai Parlamenti di tutto il mondo accreditando anche lui trattative alle quali da qualche tempo contribuisce con apertura ad una neutralità che sembrava preclusa. E chissà se nel collegamento preannunciato per martedì col Parlamento italiano, di cui si sta occupando personalmente, fra le sue melodie napoletane, il presidente della Camera Roberto Figo, casualmente collega di partito del ministro degli Esteri Luigi Di Maio guadagnatosi l’oscar del ferocia o severità per avere definito “animale” Putin, non porti davvero anche la notizia, sognata oggi dal Messaggero, che possano svolgersi a Roma le trattative per la soluzione del conflitto, tregua o ancor meno. E ciò alla faccia del presidente francese Emmanuel Macron, che a furia di parlare più di tutti gli altri col capo del Cremlino, ci esorta ogni giorno a prepararci ad “una guerra ad altissima intensità in Europa”, come se la Francia peraltro potesse rimanerne immune e scommettere sulla capacità del presidente americano Biden di vincerla da lontano senza neppure sporcarsi gli stivali, limitandosi a mandare agli ucraini più soldi e armi anche dei vicini di casa europei. 

          Non tutto insomma sembra davvero perduto, fuorché forse l’’onore di chi lo rivendica con maggiore forza. 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

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