Mattarella ha lasciato la porta socchiusa. Ora tocca ai partiti rispondere

Titolo del Dubbio

La non rieleggibilità del presidente della Repubblica e l’abolizione del cosiddetto semestre bianco, il divieto cioè di sciogliere le Camere nel suo ultimo semestre di mandato, per quanto appena riproposti da Sergio Mattarella celebrando Giovanni Leone nel ventesimo anniversario della morte e ricordando il pensiero analogo di Antonio Segni, che lo aveva preceduto, non sono fra le proposte di modifica alla Costituzione avanzate da Giuseppe Conte aderendo al vertice dei leader della maggioranza di governo auspicato dal segretario del Pd Enrico Letta.

Giuseppe Conte

Fanno invece parte delle modifiche alla Costituzione proposte da Conte, anche a garanzia della prosecuzione della legislatura, avendo le Camere uscenti i tempi tecnici necessari per provvedervi, la cosiddetta “sfiducia costruttiva”, la fiducia al governo -e sfiducia, si presume- a Camere congiunte, e il diritto del presidente del Consiglio di rimuovere i ministri proponendone la nomina di nuovi al Capo dello Stato. In più, il presidente del Consiglio, scottato nelle sue esperienze a Palazzo Chigi, specie nella seconda, da trasmigrazioni di deputati e senatori da un gruppo all’altro, ha proposto ritocchi ai regolamenti parlamentari per limitarne la pratica, senza con ciò intaccare l’assenza, in Costituzione, del vincolo di mandato. Che invece i grillini arrivando in Parlamento per aprirlo come una scatola di tonno avrebbero voluto istituire per tenersi al sicuro.

Resta ora da capire se il mancato riferimento di Conte ai temi sollevati invece da Mattarella sia stato casuale o no, in attesa o nella speranza, magari, che altri nella maggioranza, forse a cominciare proprio da Enrico Letta, se ne facciano carico e li propongano loro. Se ciò avvenisse, prenderebbe corpo -volenti o nolenti, ma è difficile pensare solo a un caso- il più serio e insieme astuto tentativo di sminare l’ormai intricatissima scadenza quirinalizia di gennaio convincendo Sergio Mattarella ad abbandonare il rifiuto quasi pregiudiziale e assoluto sinora opposto ad una  sua rielezione, magari a termine, come fu nel 2013 quella di Giorgio Napolitano, dimessosi quasi due anni dopo.

Un progetto concordato di modifica della Costituzione per rendere davvero ultima una rielezione, sia pure implicitamente a termine, del presidente uscente e restituire al capo dello Stato la pienezza dei suoi poteri anche nell’ultimo semestre di mandato potrebbe ben indurre Sergio Mattarella a farsi garante di questo passaggio istituzionale. E a rimanere al suo posto per il tempo necessario al cambiamento delle regole. Nel tempo stesso si consentirebbe l’elezione del successore da parte di un Parlamento più nuovo e rappresentativo. E si metterebbe infine al sicuro davvero la prosecuzione del governo di Mario Draghi. Sarebbe una specie di uovo di Colombo, o di quadratura del cerchio.

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