Decisivo il “fattore Draghi” nel varo del piano per la ripresa fra i dubbi europei

Nel convulso finale della gestazione governativa del piano della ripresa, plasticamente rappresentato dai rinvii delle sedute del Consiglio dei Ministri cui anche Mario Draghi ha dovuto ricorrere scusandosene, c’è solo da decidere, o scegliere, dov’è la notizia di quella che il Corriere della Sera ha definito nel titolo di prima pagina la “prova di forza con l’Europa”. E’ nella “strigliata di Ursula” gridata dal Fatto Quotidiano, con relativo fotomontaggio della presidente della Commissione europea col dito sull’orologio al polso e un braccio sulla spalla di un mortificato presidente del Consiglio italiano? O è nel “rispetto” per il nostro Paese reclamato al telefono, con la stessa Ursula Von der Layen, da un Draghi in grado, diversamente dal suo predecessore Giuseppe Conte, di concludere la discussione su contenuti, tempi e modalità di attuazione del piano dicendo “Garantisco io”, senza sentirsi rispondere con una risata?

            Non so voi come la pensiate, ma a me sembra che la notizia sia la seconda, con buona pace di quanti ancora rimpiangono il precedente inquilino di Palazzo Chigi e si ostinano a negare l’evidenza di quello che chiamerei “il fattore Draghi”. Su cui non a torto ha scommesso il presidente della Repubblica, con un largo consenso del Parlamento, e dello stesso Conte espresso in piazza, fra Palazzo Chigi e la Camera, in un improvvisato monologo davanti alle telecamere, e i microfoni appoggiati su un banchetto.  

            Ora Conte, grazie a Dio, più ancora che a Matteo Renzi, messosi in competizione con tutti per attribuirsene il merito, è alle prese con altri problemi che penso più consoni al suo imprevisto esordio politico direttamente da presidente del Consiglio, tre anni fa. Sono i problemi dei grillini lasciatigli in eredità da Grillo in persona. Il quale adesso, preso com’è anche da problemi familiari, diciamo così, non avrebbe né la voglia, né il tempo di affrontare e risolvere, prigioniero anche del groviglio dei rapporti gestiti in passato con Casaleggio padre prima e con Casaleggio figlio poi. Il quale -se non ho capito bene leggendo le ultime cronache sotto le cinque stelle- reclama dopo il “divorzio” dal MoVimento una liquidazione di circa mezzo milione di euro, alla cui raccolta pare stia provvedendo nella sua veste di rifondatore, e non so cos’altro, lo stesso Conte.

            Poi dei grillini o di quel che ne rimarrà politicamente, fra piazze, Camere e urne, staremo tutti a vedere, col fiato più o meno sospeso, a cominciare -credo- dal nuovo segretario del Pd Enrico Letta. Ma tenendoci intanto ben stretto il già ricordato “fattore Draghi”, specie in questo giorno di festa della Liberazione in cui molti celebrano in anticipo di 24 ore anche un’altra liberazione, sia pure parziale e un po’ pasticciata- bisogna ammetterlo- dalle restrizioni pandemiche. Fra le quali c’è un coprifuoco rimasto ancora per un po’ sulla carta, per il suo inizio, alle ore 22 ma con la precisazione appena fornita dalla ministra forzista dei rapporti con le regioni, Mariastella Gelmini, che non sarà multato, e tanto meno denunciato, chi dopo quell’ora -e presumo almeno sino alle ore 23 reclamate inutilmente da Matteo Salvini- sarà colto in flagranza, diciamo così, di ritorno a casa.  

Ripreso da http://www.policymakermag.it

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