Se a soffiare l’antiparlamentarismo sono anche gli anti-grillini

            Vittorio Feltri ha confermato su Libero, di cui è direttore editoriale lasciando al direttore responsabile la scomodità delle querele e accessori, ha dimostrato che un moderato -se lo si può considerare tale sia nella versione originale sia nella imitazione che ne fa Maurizio Crozza- quando s’infuria riesce a fare e a farsi più danni di un pazzo, nel senso iperbolico della parola.

            Di fronte alla mancanza del cosiddetto numero legale verificatosi per due volte consecutive alla Camera, votando su un documento proposto dalla maggioranza giallorossa e propedeutico alla nuova proroga dello stato di emergenza virale in arrivo dal governo col solito decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, il giornalista principe di una testata libera naturalmente anche di sbagliare ha liquidato all’ingrosso i circa 100 assenti, di cui una quarantina giustificati tra missioni e preavvisi motivati, come “codardi indegni”, “disertori”, “incapaci di essere all’altezza del ruolo ricoperto” ed altro ancora. E li ha contrapposti ai medici, infermieri e altri dipendenti ospedalieri che, anche a costo di morire, come purtroppo è accaduto davvero, hanno fatto il loro mestiere in questi tempi pericolosi di epidemia virale. Che si è affacciata pure in Parlamento, nonostante le misure cautelative adottate e la destinazione, per esempio, dello storico “transatlantico” di Montecitorio ad appendice dell’aula, per cui giornalisti e deputati interessati a interloquire, diciamo così, debbono distribuirsi fra i corridoi del palazzo e il cortile, solitamente associato per immagine agli animali domestici.

            Non è minimamente saltata in mente ad un giornalista pur dell’esperienza di Vittorio Feltri che a motivare le assenze, quanto meno quelle ingiustificate, possano essere state legittime, ordinarissime, conosciutissime e antichissime ragioni politiche, per dissenso o protesta contro la gestione dei lavori d’aula, troppo spesso condizionata dalle pressioni, dagli errori, dalle imprudenze del governo. Che in questa occasione, per esempio, avrebbe dovuto risparmiarsi la fretta che mi risulta essere stata “suggerita” a ripetere dopo un’ora, nell’applicazione letterale del regolamento, la votazione fallita in condizioni difficilmente rimediabili in poco tempo, anche se nella seconda votazione -va detto pure questo- sono mancati solo otto deputati per garantire le presenze necessarie alla legittimità del risultato. Tanto strumentali possono essere state le assenze quanto strumentali gli applausi delle opposizioni all’accaduto.

            E’ curioso, maledettamente curioso che proprio mentre matura la crisi del movimento più demagogico e anti-parlamentarista del mercato politico, il cui fondatore, garante e quant’altro ha appena rilanciato l’idea di sorteggiare e non più eleggere deputati e senatori, peraltro già ridotti da 945 a 600 dalla prossima legislatura in poi; proprio nel momento, dicevo, in cui questo quasi partito perde carrettate di voti e rischia la scissione per scongiurare la quale anticipa al prossimo mese l’apertura a Roma del complesso percorso congressuale dei cosiddetti Stati Generali, e “fisici”, come ha precisato il “reggente” Vito Crimi, comunque destinati a sfociare nella solita soluzione digitale gestita dalla sempre più controversa “piattaforma” privata di Davide Casaleggio, venga rilanciato l’anti-parlamentarismo da un dichiarato avversario o comunque contestatore del grillismo.

            Almeno a messa si dice ad un certo punto “mistero della fede”. Qui non so proprio di che mistero si tratti.

 

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it http://www.policymakermag.it

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