Le guerre puniche del Fatto Quotidiano alla Lombardia del leghista Fontana

Gli esperti, dai virologi in giù e in sù, non condividono questa lettura delle condizioni della sanità lombarda, sostenendo anzi che nella disgrazia nazionale è stata per certi versi una fortuna che l’emergenza si sia manifestata per prima e sviluppata in una regione attrezzata sanitariamente come quella lombarda. Altrove, dal centro al Sud, la situazione sarebbe stata ancora più drammatica, e il bilancio dei malati e dei morti ancora più pesante. Ma da quest’orecchio, diciamo così, al Fatto non vogliono sentire. La Lombardia sembra ormai diventata per loro quella che i romani  per alcuni secoli prima di Cristo considerarono Cartagine.

Se il presidente americano Donald Trump dall’alto -ahimè- della sua Casa Bianca non si lascia scappare nessuna occasione per ricordare la provenienza e natura cinese del coronavirus, dopo averlo peraltro scambiato per un raffreddore o qualcosa del genere, al Fatto Quotidiano non si lasciano scappare nessuna occasione per ricordare la provenienza e natura lombarda dei guai virali con i quali sono alle prese l’Italia e l’incolpevole governo presieduto da Conte. Che fra i vari inconvenienti ereditati dai suoi predecessori avrebbe quello delle competenze riconosciute in materia di sanità alle Regioni non chissà da chi ma dalla Costituzione della Repubblica. Alla quale anche Conte, come tutti i suoi predecessori, ha convintamente giurato fedeltà nelle mani del capo dello Stato all’atto dell’insediamento, prima ancora di chiedere e ottenere la fiducia parlamentare.

Da un po’ di tempo a questa parte, quando se ne occupa, Travaglio diffida dei governatori, del loro potere, delle loro manie, pur senza essere ancora arrivato all’insofferenza di Massimo D’Alema verso i sindaci, liquidati una volta come “cacicchi”. I governatori hanno in comune con i sindaci l’inconveniente -in questa lunga epoca di leggi  a liste più o meno bloccate- di essere davvero eletti direttamente dalle comunità che poi amministrano. Ma fra tutti i governatori quello della Lombardia è preso particolarmente di mira dal direttore del Fatto Quotidiano. Lo sfortunato Attilio Fontana non riesce a farsi perdonare , oltre all’eredità del già ricordato Formigoni, pur con l’interregno di Roberto Maroni, l’appartenenza alla Lega del “cazzaro verde”, come viene generalmente chiamato Fontana.jpegMatteo Salvini da Travaglio, l’alleanza con un Silvio Berlusconi Reavaglio.jpegriuscito a convincerlo a tagliarsi la barba e infine -dannatamente- quel goffo tentativo in diretta televisiva di infilarsi dal verso sbagliato la mascherina. Ora egli è anche il governatore comicamente “mascherato”, che pur di non assumersi le proprie responsabilità nell’adozione delle misure da emergenza del coronavirus – preferendo avvalersi solo del potere di assumere come consigliere per l’ospedale in allestimento nei padiglioni della vecchia Fiera di Milano Guido Bertolaso, altra bestia nera del caravanserraglio del Fatto Quotidiano– le scarica su Conte.

Eppure, nonostante questo successo, chiamiamolo così, attribuitogli da Travaglio, nell’area del centrodestra nè il governatore lombardo, né Salvini, e neppure il più dialogante Giornale della famiglia Berlusconi, spintosi a definire “buffonata” l’ultimo parto governativo di Conte, hanno Fatto contro Fontana.jpegmostrato di avere gradito o condiviso gran che le decisioni del presidente del Consiglio. Di cui probabilmente -insisto, probabilmente- non debbono essere piaciute a Travaglio le circostanze politiche in cui, all’interno della maggioranza, sono maturate le scelte.

Il sospetto mi è venuto dalla cronaca, sul Corriere della Sera, di Marco Cremonesi e Monica Guerzoni. Che hanno Cremonesi e Guerzoni sul Corriere.jpegraccontato testualmente, senza essere stati smentiti sino al momento in cui ne scrivo: “Se Di Maio si è battuto per restrizioni il più possibile rigorose, Bonafede ha scelto la linea della cautela. Il capo della delegazione era per mandare avanti la Lombardia, raccontano nel Movimento 5 Stelle”. Conte invece ha preferito seguire l’ex capo della delegazione grillina al governo, piuttosto che il nuovo.

La sintonia fra Travaglio e Bonafede sarà stata del tutto casuale, per carità, a scanso di equivoci, insulti e chissà che altro, ma sta lì, nelle cose.

 

 

 

Pubblicato sul Dubbio

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