Gli ultimi sviluppi della Salvineide, fra sbarchi, strette e richieste d’aiuto

            Matteo Salvini, spiazzato non so se più dai sei punti perduti negli ultimi sondaggi pubblicati dal Corriere della Sera, rispetto al 37 per cento dei voti attribuitogli meno di un mese prima, o dalla “illusione ottica” cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ridotto in una intervista a El Pais l’impressione che fosse il suo vice leghista il protagonista del governo gialloverde, o dai 136 sbarchi di migranti subiti in poche ore fra i porti di Lampedusa e di Augusta, o da quelli che teme gli siano destinati col bel tempo da quello che il manifesto ha manifesto.jpgchiamato “mare nero”, o dalle contestazioni rivoltegli in Calabria da elettori refrattari ai suoi comizi, o dalla rimozione del sottosegretario inquisito Armando Siri che ha dovuto alla fine accettare dopo averlo a lungo difeso; Salvini in Calabria.jpgMatteo Salvini, dicevo, ha reagito in un modo contraddittorio, a dir poco. Di cui ha subito profittato il suo omologo grillino alla vice Presidenza del Consiglio, Luigi Di Maio, per attaccarlo sino al sarcasmo e trarne qualche vantaggio nelle ultime due settimane di campagna elettorale per le europee, le regionali e le amministrative del 26 maggio.

            Il leader leghista da una parte ha predisposto al Viminale nuove norme per prendersi tutte le competenze nel controllo delle acque, anche quelle esercitate o rivendicate dal Ministero delle Infrastrutture, e penalizzare le navi dei soccorsi con multe da un minimo di 3500 a un massimo di 5500 euro a migrante; dall’altra ha dovuto riconoscere che, per quanti sforzi e forzature possa o voglia compiere ancora, non potrà mai riuscire a fare da solo.Rollisu soccorsi.jpg E tanto meno a mantenere tutto quello che ha promesso agli elettori in questo campo su cui, non meno o ancora di più che su quello fiscale, ha scommesso nella partita di governo con i grillini. Della quale peraltro potrà sempre meno giustificarsi vantando il permesso a giocarla datogli l’anno scorso dall’alleato di centrodestra Silvio Berlusconi, avendone ormai perduto ogni copertura, se mai ne ha avuto davvero una. Il Cavaliere si è nel frattempo indebolito, e in tutti i sensi: non solo in quello politico, dove Forza Italia è scesa ormai costantemente sotto il 10 per cento e combatte praticamente per la sopravvivenza, con tutti gli inconvenienti che comporta una condizione del genere.

            Il riconoscimento dei suoi limiti sul terreno della sicurezza, comprensivo  anche dell’immigrazione, Salvini lo ha fatto con una lettera nella quale ha chiesto maggiori iniziative diplomatiche, economiche e commerciali nei riguardi dei Paesi di provenienza o di condizionamento del fenomeno che approda nelle acque e nei porti italiani. Si ha la sensazione che con questa lettera il vice presidente leghista del Consiglio e ministro dell’Interno si sia reso conto della impossibilità, e comunque inutilità, di continuare a sostituirsi ai ministri degli Esteri e dell’Economia, per non parlare della ministra della Difesa, con la quale si è scontrato anche pubblicamente. Questo lavoro di sostituzione o intromissione è stato fatto da Salvini con dichiarazioni, telefonate a primi ministri d’oltremare, e visite o irruzioni in abiti civili o in tute mimetiche, o quasi.

 

 

 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

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